Piazze Piene

Piazze piene. Questo va riconosciuto. Esattamente come accadde al V-Day nel 2007, nessuno dei commentatori ha sentito l’esigenza di parlare di questo weekend di rivolta popolare, all’insegna del “Gioco della Sardine”. Solo durante la giornata di Sabato, Firenze, Treviso, Rovigo, La Spezia e Napoli hanno incassato un grande successo all’insegna dell’opposizione verso l’ex Ministro e Vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini.

Mentre le piazze in Emilia Romagna si prestano ad una lettura tutto sommato semplice, legata agli schieramenti tradizionali e alla prossimità de voto, la Piazza di Napoli ha una composizione più articolata. Mentre le piazze emiliane vivono la loro intolleranza verso Salvini principalmente allineati al candidato prossimo venturo della Regione Emilia Romagna Bonaccini, Piazza Dante era decisamente più composita.

C’erano i Democratici, ma anche i meridionalisti che vedono le proposte salviniane sulle autonomie come un tentativo di abbandonare economicamente le regioni che hanno un reddito pro capite più basso. C’erano i grillini, attivi ed ex grillini, c’erano i tanti napoletani che percepivano il reddito di cittadinanza che Salvini vuole revocare al posto di una flat tax che non arriverebbe a determinate fasce di lavoratori. C’erano i disoccupati, gli ambientalisti, quelli dei NO che salvano il pianeta, ma che Salvini non accetta.

Ma oltre a tante componenti anti salviniane, c’è anch

e una forte, accesa parte della piazza anti-De luchiana. Gli stessi gruppi, gli arcinoti comitati per l’ambiente e la difesa della salute, contro le ecomafie e per le bonifiche che la mattina tiravano i sacchetti di spazzatura addosso al presidente De Luca erano in Piazza Dante, come singoli, a protestare con le sardine. Sono persone che vogliono combattere chi ha portato l’odio in politica, che si chiami Salvini, ma anche De Luca (vi risparmio la battuta sulle fritture di pesce), che si è visto protagonista della demonizzazione dell’avversario a fini politici, quindi un monito generale a tutta la classe politica meridionale, che non può fare altro che ascoltare queste grida di festosa gioia ma anche di abbandono. Uno scollamento definitivo, una piazza abbandonata che si stringe e gira su se stessa, consapevole del fatto che oltre la piazza non c’è nulla all’orizzonte, non un leader, non una soluzione. Un destino quello di una piazza abbandonata dall’Italia e dall’Europa che appare oramai segnato, il silenzioso grido di dolore dopo “Bella Ciao” e una stentorea, disperata pernacchia.

Davide Gatto

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