Berlino

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Assistere agli innumerevoli tentativi di racconto riguardanti il muro di Berlino ha consolidato una granitica convinzione: è terribilmente difficile spiegare ai “millenials” che cosa era il muro di Berlino. Molti hanno scritto che 30 anni fa è caduto il muro, ma oggi ce ne sono molti altri da fare cadere. La diseguaglianza, il nord contro il sud, l’omertà il familismo, le mafie, e giù di retorica. Altri sono stati più didascalici: hanno postato sui social il loro ultimo viaggio a Berlino, sfoggiando una foto sotto la neve e il vento presso la east side gallery, la galleria di murales che si formò nel 1989 lungo un pezzo di muro ancora oggi in piedi, probabilmente l’unico.

A questo punto la domanda è: i millenials avranno capito di che si trattava?

Qualcosa relativa al fascismo e al nazismo, trattandosi di Berlino, un muro in mezzo ad una città, o meglio una città divisa in due. Niente di tutto questo, amici miei. O Meglio, non è stato solo questo. Quando cadde il muro partecipavo ad un network studentesco, si chiamava Junior Enterprise, e il presidente delle Junior Enterprise di tutta Europa era una giovane ed intraprendente ragazza di Berlino. Era esattamente di Berlino Est, una studentessa di economia con tanta voglia di conquistare l’occidente. Un giorno mi chiese del muro, di che cosa significasse per me, un italiano, la caduta del muro. Le dissi cosa pensavo, che era il simbolo della futura unione di tutta l’Europa, un’Europa che prima di questo evento, non aveva canali di comunicazione tra il suo Est e il suo Ovest. La giovane bionda presidentessa si fermò a riflettere e mi disse che avevo ragione, che non aveva mai pensato a questo, che per lei era un grande evento in quanto la sua città natale era finalmente non più divisa in due, ma aperta, chiunque poteva visitare chiunque e qualsiasi strada al posto di quella città stessa.

La caduta del muro era un evento unico, portato in casa dalla televisione, e contemporaneamente simboleggiava l’unificazione d’Europa, della Germania e di una città, che di lì a poco sarebbe diventato capitale unica della Germania riunificata. Adesso è forse più chiaro cosa significava essere in una città con un muro. L’impossibilità di comunicare con decine di migliaia di tuoi concittadini. Nell’epoca dei social è una bestemmia, ma va scritto con vernice indelebile che per tanti anni i cittadini di una singola città non poterono comunicare tra loro. Oggi esiste il muro tra israeliani e palestinesi, ma al di là del significato religioso e politico, i cittadini possono comunicare tra loro via social, attraversando il muro e conoscendo ogni evento che accade, da Gaza a Tel Aviv. A Berlino ci fu il tempo in cui si divisero le famiglie e i permessi speciali erano cosa rara. Nessun berlinese dell’Est poteva sapere cosa accadeva in Kurfustendamm e nessun Berlinese dell’Ovest aveva cognizione di quello che accadeva nei centri sociali intorno ad Alexander Platz. Una città come la altre, ma fino al muro, oltre, il silenzio. Un muro simile è quello delle città che affacciano sul mare, oltre di esso non si può andare, e oltre la riva, la città si ferma. Ma è diverso perché attraverso il “muro” del mare c’è una “barriera urbanistica”, i cittadini delle città di mare si riconnettono con l’infinito attraverso il mare, trovandone continuo giovamento. Immaginate allora gli uomini a cavalcioni sul muro, dopo 50 anni di disconnessione, finalmente riconnettersi con i loro concittadini.

Proprio come dei bambini che non arrivano alla maniglia della porta per andare a giocare in giardino, come evoca il Samuele Bersani del Giudizio Universale, così in migliaia si sono lanciati nel giardino della fratellanza, della libertà, della pace. Se c’è stato un periodo della storia dell’uomo che ha vissuto in piena armonia, costruendo il futuro in pace senza paure e vivendo pienamente il sentimento di liberà, è iniziato quel giorno, ed è terminato bruscamente 10 anni dopo con il terribile attentato alle torri gemelle. Ma infine, oggi, posso raccontare ai miei amici millenials di averlo vissuto pienamente e non posso fare a meno di augurare a loro che le odierne angosce si trasformino rapidamente come accade allora, in amore.

Davide Gatto

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