Prima bocciatura per Conte: manca una idea sul Debito Pubblico

Il 13 Settembre si chiude ufficialmente la “crisi di Governo più pazza della storia”, dopo il giuramento di Viceministri e Sottosegretari, il Governo Conte Bis colorato di Giallorosso prende il posto del Governo Gialloverde, capitanato dallo stesso premier Conte, con l’assenza dei ministri leghisti e con la presenza del Partito Democratico e la compartecipazione di Leu e del gruppo misto. Personalmente auguro al Governo di fare più che bene e auguro a tutti i “vecchi” e “nuovi” ministri buon lavoro, tuttavia ci sono dei particolari che non mi sono sfuggiti e che vorrei sottoporre anche al vostro giudizio.

Nel 2011 cade il Governo Berlusconi e, a causa della arcinota tempesta dello spread, viene sostituito dal Governo Monti che si è mosso contro il popolo italiano, costretto dalle condizioni economiche provocate anche da organi collegiali europei come la BCE.

Cosa è accaduto invece nell’estate del 2019? Vediamola così, il vicepremier Salvini ha ritenuto molto difficile poter effettuare la manovra di autunno, e ha staccato la spina. Impossibile non aumentare l’IVA e introdurre la Flat Tax contemporaneamente. A questo punto si insedia un altro esecutivo e il commissario europeo che spettava all’Italia, probabilmente leghista, diventa Gentiloni, ulteriore garanzia per il Conte 2 e per il nuovo ministro dell’economia, Gualtieri, in quota PD. Il 9 Agosto lo spread BTP-Bund è a 239 punti base, alto ma sopportabile, certo se non si vuole applicare la Flat Tax, il 14 Settembre, e sorvolerò sul perché è accaduto, lo spread con il Bund Tedesco è a 132,4. Secondo il Sole 24 Ore, se questo spread dovesse restare a questi livelli, ci sarebbero in cassa 15 miliardi, praticamente la metà della clausola di salvaguardia che consentirebbe di non aumentare l’IVA dal 10 fino al 13 e l’IVA dal 22 fino al 25%. Perbacco. Semplificando al massimo, e abbandonandomi ad un lessico sovranista si potrebbe dire “Merkel, Macron e Ursula hanno consentito al governo giallorosso una finanziaria con un iva al 22% mentre questa prerogativa al governo “sovrangrillino” è stata negata, tanto che il leader della lega è battuto in ritirata.”

E’ mai possibile? Guardate, a questo modesto commentatore non è dato di sapere dove è la verità, ma le carte si sono mosse così, a me hanno insegnato a capire le cose complesse “seguendo il denaro” e non seguendo le dichiarazioni di questo o quel leader, oggi tutte concordate con i rispettivi uffici comunicazione. Quello che è certo è che dal 2011 al 2019 la questione principale italica non è cambiata, un debito di 2400 miliardi di Euro ci mette in una condizione di difficoltà nei confronti degli altri partner europei, e questo, abbiamo capito, è un dato di fatto.

Non siamo ai sorrisini tra Merkel e Sarkozy, non siamo alla violenza dell’austerity montiana di cui tutti noi siamo testimoni, ma sicuramente in questa crisi la questione del nostro Debito Pubblico esagerato ha fatto la sua parte, e ha condizionato decisioni ed atteggiamenti dei nostri più gettonati politici. Le nazioni indebitate, che di punto in bianco possono essere messe in difficoltà finanziaria, generano una continua instabilità che può minare la solidità economica e sociale, come se l’instabilità che oggi alberga nel mondo non sia sufficiente a fare tremare i polsi di tutti gli operatori economici, delle famiglie, dei cittadini.

La mia conclusione è che una "Crisi dell'IVA al 2019" non sia altro che una nuova versione di un copione a noi tristemente noto: L'Italia ha un Debito Pubblico Fuori controllo.

Per questo, e solo per questo motivo, il mio voto al Governo Conte 2 non è sufficiente. Il suo discorso alla camera per il voto di fiducia ha avuto il lato positivo di “raggruppare” le istanze dei gruppi politici in un azione unitaria, verso il “nuovo umanesimo”, poi declinato in più azioni nei confronti del cittadino, dell’ambiente dell’istruzione, dell’energia. Ma, all'indomani di questa tempesta finanziaria/politica, non c’è stato nessun accenno alla questione del debito pubblico.

La nuova composizione del Parlamento Europeo, con l’assenza dei da sempre euroscettici Britannici, vede una composizione di riformisti ed europeisti ai quali il nuovo governo può fare sicuramente riferimento, mentre i Salviniani, sebbene abbiano vinto ampiamente le elezioni in Italia, avrebbero morso la polvere delle minoranze, essendo appunto i sovranisti in minoranza per i prossimi 5 anni nell'emiciclo di Strasburgo.

Dunque assistiamo a seguito di questa pazza crisi ad un allineamento politico oltremodo positivo per il nuovo esecutivo, che si concentra su punti programmatici importanti quanto si vuole, ma è indubbio che manchi l’ambizione di toccare la questione strutturale del debito pubblico italiano.

I punti programmatici "giallorossi" annunciati da Conte, possono servire a soddisfare il desiderio di volere essere celebrati dalle varie rispettive tifoserie, ma lascerebbero il Paese legato all’oramai troppo vecchio giogo. E’ vero, non è più tempo di tornare all’austerity, è vero, non è il momento delle privatizzazioni selvagge, c’è bisogno di politiche espansive per fare ripartire il Paese, una volta datogli la giusta direzione verso la transizione, ma ritengo sia fondamentale porsi degli obiettivi sul Debito Pubblico.

Il Debito Pubblico italiano può essere affrontato sia con le finanziarie e le vendite, ma ovviamente di questo si può ragionare anche in contesto europeo, proprio adesso che, col Commissario italiano all’economia, il tavolo si può aprire. Al momento dunque Conte Bis ci offre uno spettacolo (ripeto, a mio avviso) non sufficiente a fare ripartire il Paese, ma non sarà impossibile, all’interno della strada tracciata dal presente esecutivo, iniziare a parlare di Debito Pubblico durante questa nuova parte di Legislatura.

Tenere in sicurezza il debito pubblico darebbe finalmente la libertà e la dignità che spetta ad un Paese di primo piano come il nostro.

Davide Gatto

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