Capro Politico

Il 17 % preso a livello nazionale dal Movimento 5 Stelle è ad oggi il rilevamento ufficiale nazionale più basso mai registrato dal movimento fin dal 2009, anno della sua fondazione. Ma chi vi scrive non può non affermare in coscienza che il bottino portato a casa in queste europee dal movimento è il punto di partenza di un movimento totalmente diverso da quello che ha preso il 25 o il 32 alle elezioni nazionali del 2013 e 2018. Il movimento 5 stelle allora era un movimento di piazza, di popolo, animato da Grillo, questo che vediamo oggi è la proiezione iconografica nelle istituzioni di quello che era.

La rappresentazione del movimento 5 stelle nelle istituzioni e attraverso le sue azioni di governo ha ottenuto un risultato decisamente diverso da quello che ha conseguito il movimento stando prima fuori dalle istituzioni e poi stando in Parlamento nei banchi dell'opposizione. Il movimento 5 stelle è morto da anni, il valore della formazione odierna è vicina a quella di alleanza nazionale ai tempi di Gianfranco Fini, sono lontani gli utopistici giorni quando Grillo parlava del 99%, ma oggi, a differenza di allora, pur essendo lontani dalle piazze "gretanti", vengono approvati importanti testi legislativi in Parlamento. Per dirla in gergo calcistico, non è più la squadra che fa divertire tutti, ma abbiamo in campo una squadra più noiosa che vince i campionati.

Nonostante tutto, questo nuovo movimento deve affrontare davanti a se, oltre ai problemi degli italiani, anche dei piccoli problemi interni, altrimenti, l'emorragia di voti subita potrebbe essere permanente. Mi permetto di dare qualche suggerimento al Partito nascente. Diciamo 5 piccole pepite d'oro, 5 criticità che a mio avviso andrebbero prese di petto, che regalo ai penta Stellati di ultima generazione.

1) Non omogeneità. A mio avviso il fatto che si siano presi voti al sud e al nord ci si è avvicinati a risultati troppo vicini al 10% è un problema di diseguaglianza. Lo squilibrio tra nord e sud può diventare stabile e occorre porvi rimedio. Quando si fondò il Movimento 5 stelle, Grillo e Gianroberto Casaleggio erano del Nord Italia e presto nominarono un direttorio di ragazzi del Sud, equilibrando gli apporti regionali. Oggi il solo capo politico napoletano non bilancia sufficientemente l'appartenenza regionale, che nel nostro Paese è forte. Occorre a mio avviso dare più potere a personaggi del nord nei loro territori, a partire dalle aree che hanno avuto una drastica debacle.

2) Reddito di Cittadinanza. Il libro Redditanza del Prof Nicola Ferrigni mette in evidenza che un ampia fetta dell'elettorato pentastellato richiedeva una misura che potesse riparare al potere d'acquisto da loro perso dal 2011 ad oggi, non una misura che servisse sebbene parzialmente al sociale. In poche parole la misura, secondo il citato testo, attribuita al Movimento 5 stelle all'83% della popolazione italiana, non piace. La percezione attuale è che “780 euro ai fannulloni non andrebbero dati”. La percezione reale della misura, a mio modesto modo di vedere, arriverà con gli anni, quando gli elettori capiranno che si tratta di una misura che dura solamente 18 mesi, non è una "una tantum", ma neanche una misura a vita, oggi, visti i dati di gradimento usciti dalle urne, è la stessa misura che molto probabilmente ha fatto allontanare soprattutto l'elettorato del nord dal Movimento 5 Stelle. Qui, sempre a mio avviso, l'italiano benpensante sbaglia, questa misura ci fa fare un salto avanti di civiltà, bisogna solo sperare che quanto prima si riesca a cogliere quanto di buono esiste in una misura universalistica che affronta diversi problemi e non il tema delle singole categorie.

3) Valori. Sebbene si tratti di una forza diversa da quella precedente, le radici sulla legalità e l'ambiente non dovrebbero essere toccate. I casi come quello della Diciotti, dell'ILVA o del TAP dovrebbero essere trattati con un approccio diverso, con maggiore rispetto per i valori fondativi del movimento e il minore ricorso possibile alla deroga su queste tematiche.

4) Minoranze. Le minoranze interne andrebbero ascoltate, la nuova fase non è più quella di un movimento di popolo che con una azione diretta bypassa i partiti costruendo un rostro politico e con i suoi ramponi elettorali conquista il palazzo cacciando via la kasta, questa narrazione è passata e dunque, fermo restando che un pizzico di rivoluzione resta sempre anche in chi sta nei palazzi, non si possono trattare i deputati ancora come miracolati e considerarli dissidenti se non gli va di votare per qualcosa. Il dibattito interno deve essere forza di una rivoluzione che continua nelle istituzioni e gli eletti in dissenso, fatti salvi i casi patologici, vanno trattati come una componente politica a cui fa riferimento l'elettorato e dunque il Paese. Questo vale non solo per gli eletti, ma anche per chi al momento è fuori dalle istituzioni.

5) Piazze. Le piazze e il Governo sono storicamente distanti, ho visto diverse piazze ultimamente, ma non credo che manifestazioni di piazza riescano ad interpretare una forza politica al Governo. Servono solo ad un autocelebrazione del gruppo al governo, ma difficilmente riescono a veicolare un gruppo politico che intende operare il cambiamento. Oltre al fatto che andrebbero anche organizzate nel migliore dei modi.

Piccole pepite, sperando che il nostro vicepremier campano, Capro Politico dei prossimi giorni, possa recepire e pensarci su.

Davide Gatto

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