Davide Giacalone - Arrivano i Barbari

Ho letto con molto interesse il libro di Davide Giacalone, un libro interessante e, nonostante i temi siano prima di tutto gravi e seriosi, l'ironia del giornalista romano ravviva di frequente lo spirito del lettore, ovviamente che ne sia a sua volta dotato. Si necessita di una sana autoironia perché l'autore spara su tutte le caratteristiche italiche, quelle soprattutto riferite agli ultimi tempi. Mi permetto di trarre una massima conclusiva dalla sua lettura del libro: gli italiani pensano di sapere, ma approfondiscono poco e reagiscono, spesso in modi approssimativi e bizzarri soltanto quando il problema è alle porte ed è talmente grave che si può risolvere solo attraverso la gestione di una emergenza o è nella pratica irrisolvibile. Dunque poco studio e poco approfondimento, per così dire "a bocce ferme", quando si prendono decisioni importanti e tanto caos quando ad esempio c'è una crisi economica.

La canzone di Gaber dalla quale è tratto il titolo del libro non lascia spazio a fraintendimenti: i barbari sono un problema, una iattura, ma alla fine i barbari a ben vedere siamo noi. Inutile cercare di dare la colpa ad agenti esterni, i responsabili di una grave crisi, una grossa criticità siamo noi, in ultima analisi. Giacalone evita di approfondire l'economia in senso rigoroso, preferisce lasciarsi trasportare dalla politica, e in questo mi trova d'accordo, per quanto si possa convenire l'importanza della materia economica in politica, la politica, quella vera e importante deve essere sempre al primo posto, e deve seguire poi la tecnicalità politica. Giacalone nei 22 brevi capitoli del libro spazia tra i vari temi di attualità

immigrazione, euro, Europa, lavoro, grandi opere, povertà, crescita, sviluppo, pur restando con l'obiettivo fisso sui temi più discussi nel mainstream mediatico, dà il meglio di sé quando non lesina il suo contributo, derivato dalla sua esperienza personale, con commenti a mio avviso originali e pienamente godibili.

Nella lettura di un libro non è di secondaria importanza coglierne lo stile, di come l'autore si sia sapientemente posizionato nell'area politica liberale, pur non facendo mancare, quando ne dovesse sentire il bisogno, la critica anche alla sua area di appartenenza. Decisamente anti spesa pubblica, promuove la soluzione liberale, ma con una forte attenzione e una forte critica alle politiche del ventennio berlusconiano che hanno visto il liberismo al Governo, regalandoci oggi un momento di profonda crisi, crisi che viene da lontano. In fondo l'attuale classe dirigente è figlia del ventennio berlusconiano che ha covato una grande frustrazione nel popolo e ha lasciato un grande vuoto nel Paese, consumandolo. Qualora vi vogliate accingere alla lettura del libro, preparatevi l'ombrello, pioveranno un sacco di critiche al vostro modo di fare, di agire, di votare. Ma a mio avviso il libro non si pone su un piedistallo a propagandare una critica sterile della società e della classe dirigente italiana. Il messaggio é chiaro e va al di la dei mantra propagandistici: italiani, seguite, studiate, approfondite, solo in questo modo si riuscirà ad allontanare il barbaro che è in noi.

Davide Gatto

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