Governare i beni comuni - Elinor Ostrom

A questo punto della mia breve vita da bookblogger, ho ritenuto indispensabile approfondire lo studio dei testi della Professoressa Ostrom, Premio Nobel per l'economia 2009, grazie ai suoi studi sui beni comuni. Il tema è davvero ampio, ma non esistono tanti studiosi che si sono dedicati a questa tematica. Ho dunque ordinato il libro e iniziato a studiare questa autrice, che tra l'altro scrive in maniera prodigiosamente efficace. Il libro non è per neofiti, non è destinato alla grande diffusione, consiglio una lettura riflessiva che non superi le 7-9 pagine al giorno magari saltando le parti più tecniche. Prima di parlare del libro una parentesi sui beni comuni. E' vero, ne abbiamo parlato con Rifkin e con Bollier.

Bene comune non è né circoscritto dai privati né completamente compreso dal pubblico. Quando si parla di bene comune in riferimento all'ambiente, faccio esempio, l'ossigeno che serve per le combustioni, oppure la fauna ittica che è soggetta ad essere pescata da una flotta di pescherecci, oppure lo spazio disponibile per la balneazione di una spiaggia libera, oppure l'acqua da bere, il problema di gestire correttamente in quanto tale il bene comune è direttamente proporzionale al numero degli utenti e alla quantità complessiva di bene comune a disposizione. Se abbiamo un Pianeta ricoperto di foreste e una popolazione di 3-400 milioni di abitanti, il problema "bene comune", sebbene in passato sia stato anche circoscritto da leggi come il diritto alla foresta, del periodo della Magna Carta, la disponibilità pressoché infinita di bene comune nei confronti di quello che rappresenta l'utenza, definire in maniera informale o scritta delle regole per l'utilizzo di queste risorse è un problema trascurabile rispetto ad un mondo nel quale convivono 7 miliardi 400 milioni di abitanti e devono fare il conto con le risorse comuni, ad esempio quelle estrattive che stanno "uscendo" dallo scioglimento dei ghiacci dei poli. Stabilire turni, ritmi per la fruizione, in modo da rendere tutti felici e non "distruggere", "estinguere" la risorsa di bene comune stesso, diventa di importanza vitale. Per questo motivo ritengo che il lavoro pioneristico della Ostrom in futuro sarà rivalutato sempre di più. Non vi aspettate un manuale semplice. si tratta di un libro di economia.

La Ostrom ricorre spesso alla descrizione dei teorie economiche e soprattutto si basa sulla teoria dei giochi. Abbiamo le imprese, lo Stato, e la Ostrom ci parla di pregi e difetti di queste due possibilità di gestione delle risorse, quella privatistica e quella gestita dallo Stato, l'elemento di novità nel suo studio è la teoria dell'azione collettiva auto organizzata che faccia da complemento al privato e allo stato, le due forme precedenti. Questa terza via è interessante e la cosa sorprendente che è stata per secoli sotto gli occhi di tutti, ma mai osservata perchè informale, non scritta. Il diritto, i catasti onciari, sono invece sotto gli occhi di tutti gli studi perchè rimasti in forma scritta.

Lo studio descritto nel libro è davvero imponente. impressionante la mole di lavoro fatta su diversi sistemi utilizzati per l'approvvigionamento dei pascoli nelle alpi e di acqua per l'irrigazione in spagna fino all'irrigazione dei campi nelle Filippine, questi sistemi durano da migliaia di anni e hanno consentito una attività produttiva e non hanno consumato le scarse risorse naturali presenti. Il libro parla di fallimenti e scende nell'analisi fino ad una complessità che, alla fine, non sarà possibile tradurre in uno schema unitario e semplificato. Tuttavia la dimostrazione che una complessa rete di regole e attuatori esistevano da prima dell'introduzione dello stato di diritto e che soprattutto esiste, ma giaceva dimenticato, prima che la Ostrom non vi dedicasse il suo tempo terreno, una terza via rispetto al Pubblico e al privato, quella dei beni comuni

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