Redditanza - Nicola Ferrigni, Marica Spalletta

“Redditanza” non è il primo libro che leggo sul tema del Reddito di cittadinanza e delle soluzioni che possono essere implementate come strumenti universali in campo welfare. Dal libro di Stefano Feltri “reddito di cittadinanza” a “Contro la Miseria” di Giovanni Perazzoli a reddito minimo garantito di Bin Italia fino a “il reddito di base" di Philippe Van Parijs e Yannick Vanderborght, che, edito dal mulino, ci da una visione più completa della questione, sempre se si ha un po di tempo in più da spendere.

Il Libro “Redditanza” rispetto a tutta questa bibliografia costituisce un elemento di novità, devo dire anche molto interessante. Attraverso la lettura del libro il lettore potrà anche apprendere quali sono le misure implementate dal governo Conte in Italia che prendono il nome di “reddito di cittadinanza”, ma lo studio che viene accuratamente descritto nel libro rappresenta un vero spaccato, un pezzo di storia del nostro Paese.

Il Libro descrive uno studio eseguito dagli autori, Nicola Ferrigni e Marica Spalletta in riguardo alle uscite su principali testate giornalistiche nazionali di notizie inerenti il Reddito di cittadinanza, Il periodo coperto è quello precedente la sua istituzione, seguito da un sondaggio di opinione che vuole confermare o sconfessare quanto si è letto sui giornali. Nel libro, oltre le tabelle, minuziose e tutte interessanti, che lascio al lettore, perché piene di informazioni, descrive tutte le reazioni degli opinion makers su questa misura, da Landini a Maroni, da Ligabue a Salvini, tutti i dubbi, le incertezze dei commentatori sono state attentamente registrate nella lettura dei quotidiani dagli autori.

Questa a mio avviso è la parte importante del libro. Io non sono un tecnico né un sociologo, mi ha fatto molta impressione veder scritte in fila tutte le obiezioni sulla famosa misura. Che siano pretestuose, legate al momento politico, a mio avviso sono un favoloso compendio di quanto questa misura risulti alla cultura imprenditoriale e del welfare italiana profondamente antintuitiva. Lo spaccato sul reddito di cittadinanza è riassumibile in 4 semplici parole: non l'hanno capito. Si, non è che non hanno capito la misura, la legge è tutto sommato semplice rispetto a tante misure emanate sul welfare, il problema è che non ci arrivano dal punto di vista culturale. La cosa che mi è rimasta più in mente è il fatto che una determinata fascia di italiani ritiene che la categoria dei “poveri” non vada aiutata. Tossicodipendenti, alcolisti, carcerati, inetti, persone che hanno in casa elementi problematici, fannulloni, persone che scaldano le panchine ai margini della strada, non meritano. Dovrebbero farcela da sé. Invece, chi ha perso il lavoro, chi ha fatto un investimento sbagliato, chi è uscito da una calamità nazionale, chi insomma “gli assomiglia”, ma è in un momento sfortunato, va aiutato.

La lettura di tanti altri libri invece mi rasserena sul fatto che la scelta dell'indicatore di reddito come discrimine è uguale in tutti i paesi del mondo, in poche parole la misura è fatta bene, ma non è accettata da una buona fetta di nostri concittadini. La cosa interessante è che mentre il M5S si è identificato fino a confondersi con questa misura, che verrà capita tra anni, Salvini si è posizionato esattamente dove in questo momento gli italiani sono, contrari alla misura per i fannulloni, concordi nell'aiutare chi è rimasto indietro non per colpa sua, non disposti a rallentare perché gli altri sono “lenti”, ma tutti i tecnici sanno che questo tipo di misura può coprire questo secondo insieme soltanto parzialmente. per loro esistono altri strumenti, e in tutto il mondo non si usa il reddito minimo per chi lavora ed "è rimasto indietro")

queste sono considerazioni personali, nate proprio della lettura di “Redditanza”. Un libro che in poche pagine ci descrive un pezzo della storia d'Italia.

Davide Gatto

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