Per Averci Creduto - Sandra Pagliuca

Questo non è un saggio, sebbene con la lettura ci sono diversi elementi eruditi di psicologia. Ho ricevuto da un amico questo libro/denuncia della Dottoressa Sandra Pagliuca e la sua lettura mi ha appassionato a tal punto da terminarlo in un batter d’occhio.

Per quanto mi riguarda il libro mi ha trascinato in un vortice di paura, paura che quanto è accaduto alla giovane ragazza possa accadere a me stesso o a qualcuna delle persone a cui voglio bene. Un brivido di terrore ti assale attraverso la lettura; come un trauma causato da un incidente stradale possa causare una deriva infinita di sventure e sciagure, al punto tale che si avverte, a 24 anni dal trauma, la sensazione di dolore e trauma della dottoressa attraverso il suo racconto.

Si tratta della descrizione di un inferno, la narrazione si sussegue inanellando frasi da brivido. In questo inferno i medici fanno da attori protagonisti, responsabili delle loro azioni e di tutto quanto gli accade intorno “I miei genitori sembravano minuscoli, spaventati e sottomessi all’aura glaciale di cui i medici amano ammantarsi”. I medici iniziano ad abusare della paziente, scelgono loro la cura “la mia famiglia aveva diritto di scegliere se rischiare la mia vita o farmi amputare la gamba”, da qui il primo abuso di un medico che è riuscito a tormentare la vita della sua paziente per 24 anni. Erano gli anni’80, gli ospedali erano dei luoghi indescrivibili, al punto che i genitori della Pagliuca dormirono in macchina per 3 mesi. Il racconto delle prime settimane è crudo e non lascia fiato al lettore, se non con piccoli aneddoti che alleggeriscono quella degenza al limite dell’umana sofferenza.

Man mano che il racconto va avanti, (senza spoilerare) il libro cambia registro, dalle carni vive, le nottate di sofferenza fisica, la costrizione, la camera iperbarica, si va verso una guarigione, e inizia il racconto di una sofferenza dovuta ad altri fattori, soprattutto il legame che porta ad un rapporto fuori dagli schemi tra la malata, operata dall’ortopedico, e il medico, personaggio che prima viene sopravvalutato, sia come modello positivo che negativo, e che alla fine del libro si sgonfia, al punto da lasciare anche delusi dalla sua descritta pochezza come uomo, medico e anche possibile amante.

Il libro, alla fine della sua travagliata esperienza di lettura, lascia un messaggio nettamente positivo. La descrizione di una tragedia in grado di poter addirittura spezzare una vita, nella realtà ha portato alla costruzione di una persona forte e consapevole, preparata, in grado di svolgere la sua professione in maniera eccellente, che nella realtà non ha avuto difficoltà a crearsi una famiglia e un ecosistema di affetti decisamente positivo, quasi che questo grande trauma abbia aiutato a raggiungere gli obiettivi a cui tutti aspiriamo.

Davide Gatto

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