Il Tempo degli Stregoni - Wolfram Eilenberger

Pur essendo un romanzo e non un saggio, questo libro merita senz'altro una recensione, come se fosse il saggio di un premio Nobel. Il libro tratta della vita di 4 personaggi negli anni'20 in Europa, durante il periodo della repubblica di Weimar, in Germania e dintorni.

Sembrerebbe tutto normale, un romanzo orientato nello strano periodo tra le due guerre mondiali, se non fosse che le 4 vite narrate in questo libro non sono altro che le vite di 4 dei più grandi pensatori dell'Epoca: Wittgenstein, Heidegger, Benjamin e Cassirer. Si tratta di pensatori geniali e affascinanti, la cui influenza è nota e palpabile fino ai giorni nostri.

Difficilmente però il lettore che non sia uno studente di filosofia entrerà mai negli scritti dei succitati magnifici 4, con questo racconto si entra nel periodo dal punto di vista storico e nel pensiero filosofico dei grandi del '900. Una nota autobiografica: personalmente ho conosciuto il lavoro di Benjamin, lavoro che mi è servito ai tempi della tesi sul mercato dell'arte. Oggi invece si sente molto in "giro" parlare di Heidegger, filosofo che ha visto molto avanti, probabilmente più avanti di quello che è stato il periodo del Nazismo e della seconda guerra mondiale.

Dopo la lettura di questo libro si capisce chiaramente che il lavoro sulla filosofia di questi intellettuali ha avuto la stessa influenza di Freud e di Einstein sullo sviluppo del mondo moderno.

Le quattro biografie emozionano e commuovono, rendono umani questi giganti e le loro emozioni, e si capisce il come da alcuni eventi, questi geni abbiano tirato fuori concetti e teorie filosofiche che hanno cambiato il mondo e lo hanno reso quello che è oggi. L'incredibile storia di Wittgenstein, che proviene da una famiglia ricchissima e si spoglia di tutti i beni per diventare un insegnante in montagna, le "sfide di Filosofia" a Davos tra Cassirer e Heidegger, i soggiorni Napoletani e capresi di Benjamin. Il libro non è da perdere, è intrigante, ben scritto e ben documentato, l'autore ha fatto un lavoro davvero importante e merita tutta l'attenzione dei lettori. E' lunghetto, ma con un pò di insonnia, finisce subito. Necessita degli approfondimenti sulla materia filosofica, ma tutto sommato, con un buon dizionario l'autore spiega con sufficiente semplicità anche i concetti teoricamente più complessi.

Preferisco non andare oltre nel racconto del libro, ma da questa lettura nascono spontanee delle riflessioni su quello che è l'Italia, e quello che era il mondo dell'europa centrale quasi cento anni fa. Mi ha colpito la storia di Wittgenstein che frequenta l'università di Cambridge brillantemente, poi decide di spogliarsi di tutti i suoi beni (equivalenti a centinaia di milioni di euro) e di lavorare come un maestro elementare in un luogo di montagna. Molti furono gli sforzi dei suoi colleghi per fare si che questo filosofo vada a lavorare a Cambridge, non ultimo John Maynard Keynes, suo ex compagno e allora l'economista più influente del mondo. Lo scambio epistolare tra i due dove Keynes chiedeva a Wittgenstien di tornare all'università mi ha colpito, immediatamente ho pensato se queste cose accadono, sono la norma anche oggi, magari in Italia. Le conferenze di Davos, dove il filosofo più anziano Cassirer si prestava ad una sfida con Heidegger, giovane ed impetuoso, mi sono sembrate fuori dal mondo dell'italica intelligencia. Un mondo diverso o una cultura alla quale in Italia non si arriverà mai? E, ovviamente parliamo del mondo universitario.

Che sia vero o no, a partire da un determinato periodo, la cultura seria è appartenuta all'Europa centrale, ed ha abbandonato il Mezzogiorno d'Italia, o almeno, questa è la visione degli intellettuali tedeschi, che, amavano trascorrere lunghi periodi in quel di Capri e Napoli. A questo proposito afferma Benjamin, dopo aver assistito ad un convegno di filosofia in Napoli "che i filosofi sono i peggio pagati e i più superflui lacchè della borghesia internazionale; che però essi mettano in mostra ovunque la loro subalternità con una così cerimoniosa inverecondia, era per me uno spettacolo nuovo"

Davide Gatto

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