Lettera ai Compagni

Quando ero piccolo i movimenti di estrema destra e di estrema sinistra esistevano, ma avevano uno spazio nella società diverso. La caratteristica principale era che esistevano altri movimenti politici che in buona sostanza accettavano il capitalismo che stava diventando sempre più finanziario, questa presenza, per forza di cose, teneva le due forze ben distanti tra loro.

Oggi abbiamo una Europa letteralmente infiammata da movimenti rivoluzionari, di destra, sovranisti e di sinistra, che vanno contro l'attuale schema capitalistico borghese che prima ha costruito nei secoli una interessante borghesia mitteleuropea e oggi tende a distruggerla avvicinandola sempre di più alle frontiere che fino ad oggi aveva sfruttato allegramente. Oggi è evidente sempre più una “porosità” tra i movimenti di estrema destra ed estrema sinistra. Fare la differenza anche oggi è semplice, ma spesso e volentieri a destra si dimenticano che esiste un anticapitalismo di Sinistra e a Sinistra hanno completamente “rimosso” il concetto di anticapitalismo di destra. “fascisti” “populisti” è l’unica parola che può qualificarli, commettendo il madornale errore di lasciare al cittadino la valutazione di quanto sia “Fascista” o “Populista” la corrente o il movimento politico di cui si parla, ed in questo modo espandendo a dismisura il perimetro dell’anticapitalismo di destra.

Le multinazionali al fine di agire nei differenti business di cui fanno parte, non amano trattare con regimi totalitari, preferiscono muoversi con i loro avvocati nei ministeri e nei round del WTO in un regime di Stato di Diritto, dal quale potranno ottenere grazie alla bravura dei loro avvocati, quanto meglio per il poro profitto e la soddisfazione dei loro azionisti.

Nel 1929 ci fu una grande crisi finanziaria che mise fortemente in dubbio la tenuta del sistema capitalistico, crisi di sistema che non andò giù grazie al new deal Roosveltiano in America e in Europa dalla lungimiranza e l’attenzione dell’allora più grande economista vivente, John Maynard Keynes. Oggi, all’indomani di una grande crisi finanziaria, sembra che le masse abbiano scelto di stare attaccate al capitalismo, forma scelta per mancanza di alternative, e un cambiamento non meglio definito, che si alterna tra l’eugualitarismo marxista e spesso e volentieri assume l’inquietante forma del serpente nero che dagli anni ’30 ha causato 40 milioni di morti. Due schemi ovviamente contrapposti, ma la mancanza del riformismo, del Fabianesimo di epoca Vittoriana, ce li fa osservare spesso gomito a gomito, in una porosità dei temi inaspettata, nonostante la solita, storica, incomunicabilità.

Dunque cosa fare? Ricominciare, in questo tormentato quanto inaspettato inizio secolo, dalle azioni e dal salvataggio delle periferie. Scampia va salvata, come tutte le periferie urbane che stanno agonizzando in questo periodo. Ogni nostra azione in questo senso di privato cittadino e dello Stato andrebbe nella giusta direzione.

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