Habermas e la verità nella Società dei Social


L’”etica del discorso” del filosofo e politologo Habermas si sposa in maniera clamorosa con quanto accade oggi sui Social Network. Lo so, ho citato un filosofo e politologo e quindi non continuerete a leggere questo articolo, meglio letture più leggere, ad esempio qualcosa su CR7 o sui troll russi o magari l’ultima sui vaccini.

Ironia a parte, vi invito a non distrarvi e a spendere qualche minuto in questa lettura.

Secondo Habermas ogni “persona che parla” ha la responsabilità personale e individuale di fondare “razionalmente” un principio di validazione discorsiva. Niente garantisce una volta per tutte le modalità di validazione di un discorso, se non le pretese implicite di chi parla, che giudica egli stesso fondate le parole nel momento in cui le pronuncia”.

Questo modello è vero nella vita reale, per i discorsi, i "ragionamenti" diremo noi meridionali, che abbiamo ascoltato e a volte anche proferito in prima persona, ma ovviamente "l'etica del discorso" resta valida anche e soprattutto nell’epoca dei Social Network. E’ comprensibile che Ognuno dica la sua e validi da solo la logica del suo ragionamento, è sempre accaduto, ma cosa accade quando ognuno di noi ha una platea di persone (30, 100 o 500 che siano) che ascolta il pensiero che ha visto un percorso di auto-validazione attraverso i social? Tutto quindi diventa giusto per chi lo ritiene tale e le tante “etiche del discorso” si mischiano e intrecciano in rete, combattendosi tra loro lo scettro di verità assoluta, a forza di like, condivisioni e quant’altro.

E i decisori, I politici, I capitani di impresa o che ricoprono posizioni di leadership e responsabilità, come faranno ad ascoltare oggi, attraverso magari il nuovo e già sfaccettato mondo dei big data, tutti questi segmenti di verità validate da una moltitudine di etiche del discorso diverse?

Non lo faranno, semplicemente, avranno un loro “principio di validazione discorsiva”, e il ragionamento che sentiranno più vicino, loro o dei loro collaboratori e consulenti, diventerà azione, buona per tutti i cittadini, senza alcuna sintesi del discorso altrui o di chi, è in posizione di svantaggio.

Dunque oggi, paradossalmente, la mancanza di corpi intermedi nella società al pari della vita aziendale non facilita il lavoro dei decisori che invece di avvicinarsi ai cittadini e al loro pensiero, alla fine, fanno di testa propria. Il cittadino che discorre via social, che ha la percezione di essere più ascoltato di prima, ovviamente, rimane solo con il suo pensiero in un vicolo cieco, con un orizzonte buio.

L’unica soluzione per il cittadino inascoltato è provare ad essere validato come “leader”, perché nella sua condizione di cittadino interconnesso alla rete, ha meno potere di quando era un semplice cittadino, utente di servizi, acquirente di beni, consumatore o iscritto al partito.

Il ragionamento potrebbe continuare, ma mi fermo qui, suggerendo a voi tutti che avete avuto la pazienza di arrivare fino a qui, di pensare a Jurgen Habermas quando leggete i vostri amici sui social network.

Davide Gatto

breve cv di Jurgen Habermas

Habermas ⟨hàabërmaas⟩, Jürgen. - Filosofo e sociologo tedesco (n. Düsseldorf 1929). Allacciandosi alle tesi della scuola di Francoforte e al pensiero di C. S. Peirce, ha dato risalto ai problemi della comunicazione e alla funzione dell'opinione pubblica nella società contemporanea, rivendicando il ruolo politico della razionalità come dialogo non soggetto a condizioni di dominio.

VITA

Docente all'Institut für Sozialforschung di Francoforte dal 1956, all'univ. di Heidelberg dal 1961, a quella di Francoforte dal 1964; dal 1971 direttore del Max Planck Institut di Starnberg (Monaco), ha insegnato dal 1983 all'univ. di Francoforte, dove è prof. emerito.

OPERE E PENSIERO

Tra gli scritti di H. si segnalano: Strukturwandel der Öffentlichkeit (1962; trad. it. 1971); Theorie und Praxis (1963; trad. it. 1968); Technik und Wissenschaft als Ideologie (1964); Erkenntnis und Interesse (1968; trad. it. 1970); Philosophisch-politische Profile (1971); Kultur und Kritik (1973; trad. it. 1980); Zur Rekonstruktion des historischen Materialismus (1976; trad. it. 1979); Theorie des kommunikativen Handelns (1981; trad. it. Teoria dell'agire comunicativo, 1986), in cui ha sviluppato tre direttive di ricerca: la prima incentrata su un concetto di 'razionalità cognitiva' che 'si oppone alle semplificazioni cognitive-strumentali della ragione', la seconda indagante il tentativo di una ricostruzione del concetto di società attraverso l'integrazione dei paradigmi di ''mondo vitale' e ''sistema'', la terza relativa a una 'teoria della modernità' in cui confluiscono gli apporti più significativi della ricerca sociale; Moralbewusstsein und kommunikatives Handeln (1983; trad. it. 1985); Der philosophische Diskurs der Moderne (1985; trad. it. 1987); Nachmetaphysisches Denken (1988; trad. it. 1991); Texte und Kontexte (1991; trad. it. Testi filosofici e contesti storici, 1993); Die Zukunft der menschlichen Natur (2001; trad. it. 2002), in cui affronta il tema delle nuove discipline scientifiche e di come esse vadano a inserirsi nel panorama gnoseologico; Der gespaltene Westen, miscellanea di articoli, saggi e conferenze che compongono una riflessione critica sul destino dell'Europa e dell'Occidente e in cui H. elabora serrate analisi sui precari equilibri fra gli stati europei e gli USA; Dialektik der Säkularisierung. Über Vernunft und Religion (con J. Ratzinger, 2005; trad. it. Ragione e fede in dialogo, 2005), nato dalle riflessioni sulle interrelazioni tra democrazia e religione maturate in un incontro con il futuro pontefice, a Monaco, presso la Katholische Akademie; Zwischen Naturalismus und Religion(2005; trad. it. Tra scienza e fede, 2006), dove indaga il tema delle relazioni tra religione e laicità e propone il superamento dell'atavica frattura che le separa; Ach Europa (2008), in cui ritorna a occuparsi della situazione relativa all'Occidente; Zur Verfassung Europas (2011; trad. it. 2012); il saggio sui nodi della secolarizzazione Nachmetaphysisches Denken 2.: Aufsätze und Repliken (2012, trad. it. Verbalizzare il sacro. Sul lascito religioso della filosofia, 2015); la raccolta di interventi sulla crisi dell'Unione Europea Im Sog der Technokratie. Kleine politische Schriften XII (2013; trad. it. Nella spirale tecnocratica. Un'arringa per la solidarietà europea, 2014).

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