Il Golpe Algoritmico

Recentemente, e sempre più spesso, si parla dell'algoritmo. Gli algoritmi regolano la nostra vita, nessuno li conosce, nessuno li ha mai visti, ma sono loro che ci dicono se faremo le vacanze quest'estate, se Sarri può restare nel Napoli, se il mezzo di trasporto pubblico che prendiamo arriverà regolarmente e se ogni mattina l'energia arriverà puntuale al nostro bar, in modo da poter fare una ricca e calda colazione come sempre.

Gli algoritmi sono proprietà di società private, raramente sono in mano ad enti pubblici, le società private li usano per rendere il mondo un po più comodo, razionale, funzionante. Gli algoritmi ragionano secondo logica e non si concedono pensieri fuori dalla logica del "vulcanico vulcaniano" mister Spock. Tuttavia, nonostante i migliaia di algoritmi recitanti il loro mantra nel cielo cibernetico del nostro pianeta usino codici perfettamente razionali, gli uomini non riescono più a comprenderli.

Ormai viaggiano sottobraccio, tra loro, aggrappati complicatissimi e nascono e vivono per essere tutto fuorché intellegibili dai poveri 7 miliardi di comuni mortali che vivono il nostro pianeta, regolato dall'attività degli algoritmi stessi. Ultimamente, pare che un algoritmo abbia registrato un certo nervosismo nel popolo tedesco che si è sentito in pericolo in occasione della formazione del Governo Pentaleghista in Italia, l'algoritmo ha registrato la fibrillazione popolare e l'ha comunicata ai mercati di titoli che sono andati nella medesima fibrillazione, come corde di un arpa, vicine tra loro, pizzicate in un bel concerto di Amadeus Mozart.

E' evidente che l'algoritmo, che ragiona in maniera razionale, non capisca cosa vuol dire "Rosatellum" oppure "Pentaleghista". Già è difficile capire Salvini normalmente, figuriamoci insieme ai grillini e risultanti eletti in Parlamento attraverso una legge elettorale in se paradossale, figuriamoci un algoritmo.

Pare che l'opinione pubblica della Germania sia andata in fibrillazione, risvegliando le sensibili antenne dell'algoritmo, ascoltando di un probabile ministro del Tesoro, un tal Savona, ottuagenario che ha sempre lavorato nei dintorni di banche commerciali e Tesoro, che non è tanto convinto dell'Euro. Capirete, le fibrillazioni teutoniche addizionate ad un ombra sull'Euro, moneta si fa per dire, oramai l'ultimo collante politico che è rimasto a questa Unione Europea, moltiplicano lo stato di agitazione in quanto l'algoritmo è amico dei burocrati che sono stanchi di cambiare ufficio ogni anno a causa delle velleità dei vari Popoli Sovrani. Tuttavia l'algoritmo è fatto per recepire e muoversi, fibrillare agitare per poi stabilizzare, anche se il fatto in se è circoscritto ad un ministro di un grande paese che potrebbe dare fastidio in un Eurogruppo che non è neanche un ente ufficialmente riconosciuto nella UE. Basta dunque un nonnulla, l'algoritmo è andato a parlare con gli algoritmi dei mercati, i mercati hanno aumentato lo spread tra BTP e BUND e immediatamente la notizia è arrivata sul tavolo del Presidente della Repubblica, che preferisce ascoltare il meccanico e fastidioso stridere dell'algoritmo, che comunque fornisce luce energia e comodità al suo amato Popolo. I tedeschi hanno paura. Paura che cambino le politiche migratorie, paura che l'Italia possa riprendersi la sovranità e che possa tornare ad organizzare, come ha fatto la gran Bretagna, matrimoni meravigliosi come quelli dei Windsor. Fu così, che in quel 27 Maggio la storia di un Paese come l'Italia, per l'ennesima volta cambiò.

E la democrazia? fa rima con la libertà, e uno Stato fortemente indebitato, come una azienda, come una famiglia, non può dirsi completamente libera. La democrazia o se vogliamo la post democrazia preserva prima gli interessi di chi detiene il debito che di tutti coloro i quali vanno ad esercitare esercizi democratici, quali il voto. Il problema nasce quando a regolare i Tassi di Interesse del tuo debito sono dei logici, complessi, raffinatissimi e soprattutto meccanici Algoritmi. Andiamo avanti, da domani questa storia è tutta da scrivere.

Davide Gatto

"Dopo aver sperimentato, nei primi due mesi, senza esito, tutte le possibili soluzioni, si è manifestata - com'è noto - una maggioranza parlamentare tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega che, pur contrapposti alle elezioni, hanno raggiunto un'intesa, dopo un ampio lavoro programmatico.

Ne ho agevolato, in ogni modo, il tentativo di dar vita a un governo.

Ho atteso i tempi da loro richiesti per giungere a un accordo di programma e per farlo approvare dalle rispettive basi di militanti, pur consapevole che questo mi avrebbe attirato osservazioni critiche.

Ho accolto la proposta per l'incarico di Presidente del Consiglio, superando ogni perplessità sulla circostanza che un governo politico fosse guidato da un presidente non eletto in Parlamento. E ne ho accompagnato, con piena attenzione, il lavoro per formare il governo.

Nessuno può, dunque, sostenere che io abbia ostacolato la formazione del governo che viene definito del cambiamento. Al contrario, ho accompagnato, con grande collaborazione, questo tentativo; com' è del resto mio dovere in presenza di una maggioranza parlamentare; nel rispetto delle regole della Costituzione.

Avevo fatto presente, sia ai rappresentanti dei due partiti, sia al presidente incaricato, senza ricevere obiezioni, che, per alcuni ministeri, avrei esercitato un'attenzione particolarmente alta sulle scelte da compiere.

Questo pomeriggio il professor Conte - che apprezzo e che ringrazio - mi ha presentato le sue proposte per i decreti di nomina dei ministri che, come dispone la Costituzione, io devo firmare, assumendomene la responsabilità istituzionale.

In questo caso il Presidente della Repubblica svolge un ruolo di garanzia, che non ha mai subito, né può subire, imposizioni.

Ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell'Economia.

La designazione del ministro dell'Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari.

Ho chiesto, per quel ministero, l'indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l'accordo di programma. Un esponente che - al di là della stima e della considerazione per la persona - non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell'Italia dall'euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell'ambito dell'Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano.

A fronte di questa mia sollecitazione, ho registrato - con rammarico - indisponibilità a ogni altra soluzione, e il Presidente del Consiglio incaricato ha rimesso il mandato.

L'incertezza sulla nostra posizione nell'euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L'impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali. Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane.

Occorre fare attenzione anche al pericolo di forti aumenti degli interessi per i mutui, e per i finanziamenti alle aziende. In tanti ricordiamo quando - prima dell'Unione Monetaria Europea - gli interessi bancari sfioravano il 20 per cento.

È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri - che mi affida la Costituzione - essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani.

In questo modo, si riafferma, concretamente, la sovranità italiana. Mentre vanno respinte al mittente inaccettabili e grotteschi giudizi sull'Italia, apparsi su organi di stampa di un paese europeo.

L'Italia è un Paese fondatore dell'Unione europea, e ne è protagonista.

Non faccio le affermazioni di questa sera a cuor leggero. Anche perché ho fatto tutto il possibile per far nascere un governo politico.

Nel fare queste affermazioni antepongo, a qualunque altro aspetto, la difesa della Costituzione e dell'interesse della nostra comunità nazionale.

Quella dell'adesione all'Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento. Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale.

Sono stato informato di richieste di forze politiche di andare a elezioni ravvicinate. Si tratta di una decisione che mi riservo di prendere, doverosamente, sulla base di quanto avverrà in Parlamento.

Nelle prossime ore assumerò un'iniziativa." (Presidente della Repubblica Mattarella 27/05/2018)

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