Tofalerno

Difficile scrivere di un complesso ed importante voto di ampiezza nazionale. Le implicazioni e le variabili sono tante e la complessità non si presta ad essere interpretata da un breve fondo giornalistico. Tuttavia va detto che la debacle delle forze di sinistra è in perfetta continuità con ciò che è accaduto recentemente nelle consultazioni elettorali nel mondo occidentale. Al di là di numeri e percentuali, pare che la sinistra riformista, la cosiddetta sinistra di governo, non attragga più l'elettorato come un tempo. Da un lato abbiamo la piena accettazione dell’economia di mercato, con i suoi meccanismi che si caratterizzano per una ineguaglianza di sistema, dall'altro lato abbiamo contrapposto a chi vuole l'economia di mercato e il capitalismo, formazioni politiche che combattono il sistema della finanza capitalista con proposte radicali e non con sterili riforme che non riescono alla prova dei fatti a ridurre le diseguaglianze tra i cittadini.

E’ capitato con la Hillary Clinton e con la sorpresa Trump, è successo a tanti partiti iscritti al partito socialista europeo e, in ultimo è capitato in Francia, quando Macron ha messo definitivamente Ko il socialismo francese con l’opa amichevole di “En Marche”.

Fatte queste premesse, prendere in considerazione il dato nazionale del PD e il dato dell’intero centro sinistra come una inaspettata sorpresa è una sintesi che pochi analisti hanno provato a fare, soltanto coloro i quali volevano caricare quanto più possibile la colpa della debacle della sinistra a Matteo Renzi. Ad onore del vero bisognerebbe riconoscere all ex premier la volontà di uscire e smarcarsi dal riformismo, di cercare di adattare le politiche proposte dal partito democratico al mercato, cercando di spostarsi via dai percorsi oramai abbandonati del riformismo del quale le classi deboli non vogliono sentire parlare.

Sebbene il dato nazionale del centro sinistra presenti una resa omogenea che si attesta in un calo del 10-20%, la sorpresa in termini negativi arriva proprio dove non te l’aspetti: Salerno. Nel 2013, l’anno dello tsunami di Grillo, il PD prende nel capoluogo 23.476 voti e il movimento 5 stelle 18.958 voti; oggi il MoV

imento totalizza in città un ottimo bottino di oltre 27 mila voti, mentre il PD con i suoi 13.971, non arriva ai 14 mila. Insomma il PD perde in città, per le stesse tipologia di campagna elettorale, 10 mila voti.

E va tenuto presente che questa volta c’erano i seggi uninominali e a concorrere contro Nicola Provenza c’era nientemeno che il primogenito della Famiglia De Luca, Piero.

Un crollo davvero inaspettato e soprattutto una voragine di voti mancanti alla famiglia De Luca che ci fa presagire la fine di un epoca in città che probabilmente nei prossimi mesi non sarà più unanimemente considerato un feudo della dinastia deluchiana.

Davide Gatto

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