L’Italia merita lo Stato Sociale?

“Vivere per lavorare o lavorare per vivere” è la domanda che si affaccia dal balcone del testo della band “Lo Stato Sociale” nella kermesse Sanremese del 2018. La domanda si fa strada tra un ballo da sala e un accordo alla Rino Gaetano e sembra essere legata al testo di Gabbani Occidentali’s Kharma del 2017. Scopiazzando il titolo del famoso saggio di Desmond Morris, La scimmia nuda, Gabbani pose delle domande all’italica stirpe, resosi conto di quello che sta succedendo, di come un definito "kharma occidentale" stia passando rapidamente dal paradossale al reale, al quotidiano.

Lo Stato Sociale cerca di interpretare le domande di Occidentali's Kharma e presenta attraverso una rivoluzionaria soluzione, un nuovo modello di società, cercando una risposta.

Fin dai tempi della prima rivoluzione industriale il lavoro retribuito, il lavoro salariato, diventa una realtà, un punto fermo, un obiettivo primario per l' autorealizzazione.

Tuttavia la recente piega che ha preso la globalizzazione, l’uso delle macchine nel mondo del lavoro al posto di manodopera specializzata, e tanti altri fattori sui quali non mi dilungo, hanno distrutto il lavoro salariato sia per quantità che per qualità, in tutto il mondo. Dunque i giovani si devono confrontare con una società fortemente competitiva che va a sbattere contro la mancanza di posti di lavoro, creando una arena piena di paradossi e meccanismi competitivi atti ad accaparrarsi posti di lavoro scarsamente retribuiti. E allora perché, secondo i nostri autori, la scimmia nuda “made in Europe” deve per forza stare a questo gioco? Perché competere per un lavoro, anche un lavoro che non è minimamente paragonabile a quello che era una, due generazioni fa? Perché non considerare la disoccupazione una dimensione positiva, e non tempo perso, come se fosse parte di “una vita in vacanza”?

Il testo assume una valenza paradossale proprio nel momento elettorale, quando tutti i candidati ed i partiti si “sbattono” per vendere al pubblico un punto di pil oppure l’incapacità certificata dell’avversario. E’ evidente che lo Stato Sociale chiede al mondo dei “Potenti” altre cose: appunto la serietà, posti di lavoro propriamente detti, capaci di generare un aumento del patrimonio familiare e di una durata tale che garantiscano una stabilità e Stato Sociale, (quello vero) in aiuto dei più deboli, ma se si deve andare avanti con gli “esperti di calcio mercato”, allora tanto vale una vita in vacanza invece che elemosinare un punto percentuale di occupazione. Come nel testo:"Niente nuovo che avanza Ma tutta la banda che suona e che canta Per un mondo diverso Libertà e tempo perso E nessuno che rompe i coglioni."

già, evidentemente, la politica del fare "rompe i coglioni", fanno fanno ma soluzioni per risolvere i problemi succitati non se ne trovano.

Sembrerebbe di rispolverare l’antica guerra tra l’avere e l’essere, il nuovo testo sanremese sembra volere indicare all’ascoltatore un sentimento legato alla fuga dalla realtà, ma, al contrario di altri testi che ci portano alla affermazione di antichi paradigmi legati alla produzione industriale, oggi ci richiama con ritmo e splendida verve alla realtà di quelli che sono i numeri macroeconomici sui quali gira la nostra società. Sembra di leggere il testo di Domenico De Masi "Lavorare tutti, lavorare gratis", titolo che ha visto soprattutto tra i lettori del mio blog tantissime critiche, titolo forte, ma per questo azzeccatissimo, se vogliamo capire la forma delle posizioni lavorative nel futuro prossimo venturo. Il mondo del futuro è pieno di lavoro gratis, ed è pieno anche di tanta gente che starà in vacanza per buona parte della loro vita.

Se si tratterà di una vacanza o se sarà un inferno fa parte della costruzione di un modello di società che deve ancora venire e che non è detto che avremo di diritto senza una ennesima guerra generazionale.

Davide Gatto

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