Paolo Barilla e Monsanto Papers

Il bello di seguire una storia è non conoscerne il finale. Questo finale è davvero poco scontato e devo ammettere che questa storia mi appassiona oramai da molti mesi. Potremmo parlare di grano e riso, ma a me come titolo piace “sicurezza alimentare”. La storia che vorrei raccontarvi parte quest’estate quando viene messo in piedi dal Ministero delle politiche agricole un decreto legge molto interessante. In pratica si introduce l’obbligo di indicare in etichetta l'origine del riso e del grano duro per le paste di semola di grano duro in vendita nei nostri negozi di alimentari. Infatti due decreti del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali pubblicati in Gazzetta ufficiale il 16-17 agosto 2017, i quali entreranno in vigore il 16 e il 17 febbraio del 2018.

Al di là delle divisioni politiche a me sembra un buon passo in avanti, il consumatore può solo sperare in una etichettatura trasparente per cercare di uscire dalla tremenda gabbia del packaging e della pubblicità a spron battuto che spesso ci fa acquistare prodotti che non valgono quel prezzo al prezzo indotto dalle reclame pubblicitarie. Ed è così che ci troviamo a mangiare un risotto ai 4 formaggi e la quota Cannavacciuolo oppure un bel piatto di pasta e scoprire che in quello che abbiamo pagato e che ci stiamo mangiando paghiamo anche il bel fornaio Antonio Banderas.

Ma ecco che in questa storia viene allo scoperto in questi giorni uno dei grandi dell’industria pastaia italiana, con delle dichiarazioni a dir poco allucinanti. Paolo Barilla, il re della pasta italiana, nonché presidente di associazioni di pastai, ha da dire in un convegno a Parma: “E’ un capitolo amaro quella della polemica sull’origine del grano, dove gli industriali pastai sono bistrattati per debolezza politica”. Paolo Barilla, non solo ha proferito solenni parole contro la Politica, che adesso pare si stia occupando del suo comparto, ma ha anche presentato ricorso al Tar del Lazio contro l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del grano della pasta.

Barilla dichiara, in un indimenticabile autogol che ”La parte politica fa un altro gioco, che non comprendiamo e fa provare molto fastidi”. In pratica attacca la politica italiana quando, a mio avviso è la prima volta che fanno qualcosa di buono. Non vado oltre a raccontare questa storia, che in effetti si racconta da se. Trovo comunque triste andare “contro la politica”, trovare l’alibi della “politica” che tiene a freno la classe imprenditoriale dei pastai italiani, proprio quando dal ministero arrivano dei decreti in grado di poter fare chiarezza sulla provenienza dei grani. In fondo sia la politica che i cittadini italiani vogliono che la pasta di semola di grano duro italiana sia la migliore del mondo. Siamo sicuro che lo vogliono anche i pastai? Sono certo che la Barilla nel realizzare i suoi prodotti, seleziona le migliori farine al mondo. Ma se sono così pregiate, perchè non scriverlo? non sarà che un altro ulteriore indicatore della qualità del prodotto Barilla, e questo, naturalmente non vale soltanto per Barilla.

Al di la di quanto accade nel mini universo italiano sull'etichettatura della pasta di semola di grano duro, ciò che accade intorno al mondo dell'agricoltura è ancora più impressionante. Stanno uscendo sui maggiori giornali di informazione del mondo notizie in riguardo ad un processo, al roundup, un prodotto della Monsanto e al fatto che questo diserbante fraccia decisamente, ma molto decisamente, male all'uomo. Accade che il giudice distrettuale Vince Chhabria abbia cominciato a desecretare gli atti relativi alle 55 cause pendenti contro Monsanto, cause effettuate da persone esposte al Roundup, famoso erbicida preparato da questa multinazionale. Il componente principale di questo erbicida è il glifosato. I querelanti sostengono di aver contratto il linfoma di non hodgkin, tumore al sistema linfatico. Secondo Bloomberg, l'epa, agenzia ambientale americana è colpevole di avere aiutato ad eliminare gli studi che definivano la pericolosità del diserbante. La Monsanto si difende come segue, “le attività di Monsanto si basano su un approccio rigidamente scientifico governato da principi di trasparenza e integrità”. Fatto sta che mentre gli studi del 2000 non parlavano di pericolosità del glisofato, nel 2015 la iarc ha classificato questo componente come un probabile elemento cancerogeno.

il glisofato è oramai bandito quasi dappertutto, ma da qualche parte è ancora in uso. il fatto che la Monsanto lo abbia usato e avesse la consapevolezza di immettere nell ecosistema un diserbante pericoloso per la vita umana, fa presagire una mega causa contro la multinazionale dell'agricoltura.

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