Alain Deneault Mediocrazia


Prima di scrivere qualcosa su questo libro c’è da fare una piccola precisazione. Il libro in Italia è stato presentato e recensito come un libro che tratta della “prevalenza del mediocre” ho assistito alla condivisione di molte recensioni che, oggettivamente, parlavano di un altro libro. Spesso si è dato ad intendere che il Mediocre andava avanti nella società, e nello stesso tempo il “brillante” periva e restava indietro. Quasi come se il libro descrivesse la bravura e le peripezie dell’uomo qualunque a mettersi a posto scavando la fossa ai più meritevoli. Devo dire che per quante persone l’hanno condivisa, questo è un tema davvero sentito. Il tema della meritocrazia viene sicuramente trattato da Deneault, ma non è il focus principale. Sicuramente Deneault ha a cuore il tema della meritocrazia, ma il libro tratta soprattutto della crisi del pensiero critico, di come, in diversi ed importantissimi aspetti e settori della società, un certo capitale influenza il pensiero critico ed emargina chi va fuori dalle righe, o chi non concorre all’aumento e alla proliferazione del capitale privato.

In una breve prefazione Deneault ci parla di politica e di come il compromesso tra varie correnti di pensiero riesca a trionfare, poi in una lunga introduzione ci dà una visione d’insieme della sua teoria. Successivamente il libro si divide in tre grandi parti che suddividono tre settori produttivi di cui Deneault ci parla approfonditamente: l’università e il campo della ricerca scientifica, L’economia e la cultura. Deneault è un docente canadese e ci parla delle cose di casa sua, e nordamericane in generale, ma cerca di trarne sempre una regola generale che possa andare bene per tutto il mondo. E in effetti da questo libro vediamo che, sebbene il Canada sia avanti in tanti versi, il mondo poi è diventato non più così dissimile, principali difetti ed errori si intravvedono in ogni parte del mondo.

Deneault non si risparmia la critica, ed alla fine di un libro che presenta una critica graffiante, le soluzioni intraviste non sono che il proporre una resistenza rivoluzionaria. In buona sostanza nella industria della formazione e della ricerca, nella cultura e nel mondo economico, esistono delle novità, dei poteri forti, si direbbe in italia che trasformano la sovranità in “sovranità offshore”, e che dettano le regole del gioco. In queste regole, i medi, quelli che non hanno spirito critico, pensiero innovativo, riempiono tutte le caselle importanti, proprio perché questi “proprietari fantasma” non hanno bisogno di rettori, di regole dell’economia di artisti che non si sappiano conformare alla loro regola. Insomma i medi oggi vincono perché calzano a pennello e servono a fare funzionare il gioco, che, si è allargato e non di poco.

Mediocrazia quindi e soprattutto oggi le principali istituzioni sono definite “mediocratiche”, per Denault, occorre una rivoluzione non programmata, un boicottaggio, una corruzione continua di questo stato di cose. Una rivoluzione non come quella del gattopardo, aiutata e accompagnata dall’estabilishment stesso, ma una rivoluzione che sia d’impatto e che possa sovvertire quanto prima lo status quo, così precisamente descritto nel suo libro.

Davide Gatto

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