Joseph Stiglitz L'euro

Leggendo con attenzione il libro di Joseph Stiglitz sull’Euro mi sono reso conto che la magistrale opera di teoria economica e politica economica non diventerà un caposaldo della letteratura economica, ma diventerà sicuramente un meraviglioso libro di storia. Infatti dire perché l’Euro non funziona e cosa servirebbe per aggiustarlo, secondo Stiglitz è se vogliamo un esercizio di stile, purtroppo le cose andavano dette prima, e anche se molte volte sono stati espressi dubbi sull’architettura della moneta europea negli ambienti accademici, universitari e dell’alta finanza, la architettura dell’Euro è stata impostata così, con queste tecnicalità. Per questo motivo dire cosa è stato sbagliato è più importante dal punto di vista dell’analisi storica che dal punto di vista economico, che come sappiamo, è scienza che guarda al futuro e non al passato.

Innanzitutto un commento tecnico. Va da sé che chi ha una preparazione economica oppure conosce già la questione dell’Euro, lo leggerà più agevolmente, ma comunque il libro è scritto in maniera scorrevole e con una “paragrafazione” molto breve, proprio quella che usano i professori universitari di economia per farsi capire e per fare comprendere ai loro studenti i complicati temi economici. Anche i capitoli sono abbastanza stringati ma non consiglio di saltare i capitoli perché spesso le questioni e le spiegazioni teoriche sono collegate tra loro.

Prima ancora di entrare nel merito del libro bisognerebbe anche dire che Stiglitz mantiene, rafforza e non modifica il suo impianto teorico: la disuguaglianza, lo studio e la ricerca di come cercare di risolvere il problema, causato in grande parte dal capitalismo spinto dalla teoria liberista. Nonostante il Premio Nobel parli dell’Euro, non si può non notare che lo analizza utilizzando il suo impianto teorico, che avevo già osservato nel “prezzo della disuguaglianza”. Dunque in questo senso non cambia nulla dal punto di vista teorico. Quello che cambia, e fortemente, è l’oggetto dello studio. Mentre da altre parti si discute di Stati Uniti e di Economia mondiale, qui il focus è sull’economia europea, quella monetaria e la storia di quello che è l’euro.

In buona sostanza Stiglitz vuole dirci che l’euro e l’eurozona, l’unione europea monetaria, sono stati pensati in modo sbagliato, perché nato con un “motore” liberista, e che se va avanti così, proprio per questo difetto di costruzione senza dubbio cadrà, e che sono possibili degli aggiusti che attuino una diminuzione e compensazione delle diseguaglianze che la moneta europea per sua natura, predispone a causare. Ma andiamo per gradi.

Per semplificare al massimo, bisogna che queste istituzioni si diano degli obiettivi, ed esiste un trade off tra inflazione e livello di occupazione. Se impostiamo queste istituzioni soltanto per tenere a bada il livello dell’inflazione, allora gli daremo con buona probabilità una matrice liberista. Diverso sarebbe se si pensasse a tenere stabile il livello dell’occupazione, e si lasciasse andare l’inflazione. Sono scelte, e sono scelte che non possono essere demandate tout court al tecnico, spogliandolo di ogni funzione politica relativa agli obiettivi.

Nel sesto capitolo, a dire il vero, il premio Nobel è molto duro con le istituzioni denominate troika, in particolar modo con la BCE, le scelte fatte, hanno favorito troppo gli interessi finanziari e troppo poco i popoli d’Europa. Le elites finanziarie, in questi anni di crisi, hanno visto le scelte istituzionali della BCE favorirle molto spesso. Secondo Stiglitz il rendere tecnico e non più politico, il ruolo di una Banca di Stato l’ha reso, in buona sostanza un ente totalmente privo di governance e un completo controllo delle manovre monetarie da parte delle elites finanziarie. Nel successivo capitolo, il settimo, stiglitz continua una vera e propria requisitoria contro la trojka e contro l’austerity, portando in esempio soprattutto il caso della Grecia, lasciata a se stessa purché riesca a pagare i debiti, prevalentemente contratti con la Germania. Purtroppo i tassi di disoccupazione salirono vertiginosamente e gli effetti dell’austerity furono prevalentemente negativi. Va anche detto che “il mettere a posto i conti” è una misura che storicamente, ed è ampiamente dimostrato, non è percepita quasi mai positivamente dal popolo, che, tra l’altro, è comunque spesso e volentieri fuori dal processo decisionale che ha prodotto la spesa pubblica.

Dunque i cittadini, oltre al fatto che non vedono grandi risultati nelle politiche dell’austerity, non si sentono partecipi di un processo decisionale vero. Da qui il concetto chiave, l’austerità fa male e porta anche depressione economica in maniera più alta di quelle che sono effettivamente le manovre di austerity implementate. Anche il capitolo ottavo analizza i “peccati” compiuti dal mondo delle istituzioni europee nel volere chiedere riforme strutturali. Difatti, secondo Stiglitz molte delle richieste chieste a gran voce dalla trojka alla Grecia (è soprattutto il caso della Grecia ancora a tenere banco), non hanno i fondamenti economici per potere risolvere i problemi della Grecia stessa. Nell'ottavo capitolo Stiglitz non risparmia consigli e soluzioni, le sue riforme strutturali, che avrebbe voluto che l'UE e la BCE implementassero in questo periodo di crisi. 1) Politiche industriali per riprogettare l'industria di un paese e adeguarla all'industria 4.0 2) promuovere l'uguaglianza 3) il riequilibrio dei poteri ad esempio con una patrimoniale 4) La riforma del settore finanziario ad esempio cambiando il connected landing e aumentando i prestiti alle PMI 5) investire per migliorare la situazione del cambiamento climatico.

Arriviamo al nono capitolo, quello dove l'autore ci ha portato con garbo e non senza scossoni, quello relativo alle soluzioni da implementare per migliorare la struttura dell'EURO. Va da se che non si tratta di un pacchetto di soluzioni sorprendenti per chi ha letto le precedenti 220 pagine del libro, le soluzioni sono soltanto il termine di un percorso dove siamo presi per mano dall'autore. In effetti suddivide questa parte diciamo "sul futuro" in un capitolo 9 con delle soluzioni per la riforma dei sistema europeo dell'euro, l'unione monetaria, che definisce "eurozona", e il 10 mo capitolo lo impiega spiegando cosa potrebbe succedere e come si potrebbe fare un "piano b" cioè se si volesse uscire dall'Euro e iniziare un altro percorso, auspicabilmente, secondo stiglitz, con 2 o 3 valute all'interno della eurozona.

Tornando al capitolo 9 "creare una Eurozona che funziona", Stiglitz innanzitutto suggerisce di portare come prima riforma strutturale, il mantenimento della piena occupazione come obiettivo della moneta e non l'inflazione. Poi passa a delle riforme su dei temi puntuali. L'unione bancaria, con un fondo comune di garanzia dei depositi. Il secondo punto è una mutualizzazione europea del debito, un debito unico, che passa per diverse proposte, la più dibattuta è il famoso Eurobond. Al terzo punto Stiglitz propone una serie di misure per favorire la stabilità dell'economia dell'area euro, una serie di accorgimenti, quali la revisione del fiscal compact. La quarta riforma strutturale propone una "vera" riforma strutturale a differenza di quelle proposte dall'unione, al fine di fare riallineare i paesi al livello precedente all'introduzione dell'EURO. La quinta e la sesta proposta riguardano un pacchetto di provvedimenti che possano promuovere la piena occupazione e la crescita in tutta europa, sia dal punto di vista macroeconomico che dal punto di vista della crescita.

Oltre a queste 6 macro proposte, Stiglitz si sofferma anche sulla politica, in quanto la questione della crescita economica e della ristrutturazione del debito sono azioni non solamente tecniche ma anche politiche.

Come scritto precedentemente, il capitolo 10 ragiona sulla fine dell 'euro, prendendo, tra le tante possibilità, il fatto che si possano creare 2 o 3 raggruppamenti valutari all'interno dell'eurozona, escludendo il fatto che noi possiamo finire di nuovo con 19 monete. Al di la di alcuni provvedimenti tecnici necessari affinchè avvenga un divorzio amichevole, la cosa da segnalare è che Stiglitz crede che sia meglio, invece che fare uscire dall'euro i paesi più indebitati, sarebbe più semplice ed indolore fare uscire la Germania e lasciare tutti i paesi tipo Grecia Spagna nell'EuroZona. Su queste opzioni, previste negli ultimi capitoli, Stiglitz è abbastanza tecnico ed è chiaro, cambiare o modificare il funzionamento della valuta dopo 20 anni non è la fine del mondeo, non bisogna fasciarsi la testa. Succede in continuazione e ogni esperimento è tale perchè è una prova, se non funziona, si cambia.

In estrema sintesi il libro ci dice, nelle sue 330 pagine che l'eurozona così come è non funziona, e potrebbe distruggere l'europa. Impossibile barcamenarsi, si deve intervenire, o con una fortissima riforma istituzionale dell 'Euro oppure con una "uscita", che non sarà indolore, ma non è una cosa impossibile da fare.

Da lettore posso dire che la parte iniziale è davvero ottima , dove elenca tutti gli aspetti della moneta in questi 10 anni, e a livello proprio di storico, spiega perchè, su tanti piani questo Euro ha causato danni. Mi è piaciuto meno la questione legata alle soluzioni perchè, in sostanza traspare una lettura di problemi e di possibili soluzioni legate al canovaccio classico del Prof Stiglitz. La parte delle soluzioni è interessante completa e molto bene argomentata, ma ovviamente resta opinabile sugli effetti che le soluzioni stesse possano dare ai paesi e ai popoli che le adotteranno.

Davide Gatto

La mia edizione presenta anche una postfazione sulla Brexit, evento occorso dopo la fine del testo di Stiglitz.

In queste pagine innanzitutto cerca di spiegare il perchè del leave, poi cerca di muoversi su quelli che potrebbero essere gli effetti del leave sul piano economico. Secondo Stiglitz, se si rispettano le normative internazionali che guidano queste operazioni, Il Regno Unito non dovrebbe avere scossoni, ma neanche grandi risultati in termini positivi. Poi appare evidente che sul piano politico potranno gestire da soli la questione immigrazione, e le varie battaglie commerciali senza fare parte di una unione europea che contratta per loro.

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