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Lavorare Gratis, Lavorare Meno - Domenico De Masi

Prima di procedere col mio commento a questo lavoro devo premettere che poco ho letto in riguardo all'economia del Lavoro, non conosco o conosco poco i lavori citati da De Masi. Detto questo credo, dal punto di vista metodologico, che il testo si presti anche ad essere un ottimo testo introduttivo sulla materia, che ovviamente è da approfondire.

Il libro di De Masi già dal suo principio prende forma con un approccio colloquiale,

lineare nel descrivere il fenomeno della disoccupazione per come è stato affrontato da economisti nel corso dei secoli. Breve per quanto si possa pensare di abbreviare certi passaggi, che vanno dal 1700 ad oggi, le prime 80 pagine del libro scorrono scandite dalla rilettura dei grandi della storia. A pagina 89 il libro, dopo l’ampio prologo di natura storica che ho descritto in precedenza, entra nel suo vivo con una corposa sezione dedicata in particolare alla Diseguaglianza sociale. In questa sezione De Masi presenta subito il parere di Joseph Stiglitz, uno degli economisti che recentemente ha duramente criticato l’attuale schema liberista proprio a causa delle evidenti diseguaglianze. Per Stiglitz, che discute principalmente della società statunitense, ma fa si che poi a questa analisi si innesti un discorso teorico valido ovunque, il capitalismo finanziario e l’attuale globalizzazione sono disegnati per avvantaggiare i ricchi; in pratica il principale problema della disuguaglianza è insito nelle regole del sistema. De Masi non ha mezzi termini ed il capitolo è avvincente. Sicuramente vale tutto il libro soltanto questo capitolo. Molti i dati ed i contributi, davvero intelligente raffrontare il percorso del PCI da sinistra verso destra e quello della chiesa, spesso, almeno nelle denunce, oramai dichiaratamente antiliberista. I dati parlano chiaro. Passi la concentrazione tra ricchi e super ricchi, ma il raddoppio del numero di cittadini che entrano in povertà è intollerabile. La classe borghese diventa proletariato e il proletariato sottoproletariato. Anche il numero chiuso delle facoltà universitarie esprime la volontà di creare un sottoproletariato a basso costo che possa essere dato in pasto al nuovo capitalismo. Sul finire del capitolo De Masi presenta anche il pacchetto di soluzioni che il premio nobel suggerisce negli Stati Uniti. Ma sicuramente non mancherà di tornare sulle soluzioni.

Anche il capitolo successivo è pieno di spunti interessanti. Lo sviluppo e l’impiego delle macchine e della tecnologia in sostituzione del lavoro umano, esponenziale sia nella sua applicazione che nell’efficienza delle macchine stesse, corsa che non sappiamo quando si fermerà. L’autore utilizza la fortunata metafora dell’invenzione degli scacchi.

In india l’inventore degli scacchi chiese al sultano di ricompensarlo per la sua invenzione con un chicco di riso in una casella della scacchiera, due per la seconda, quattro per la terza otto per la quarta, fino alla fine delle caselle. Alla fine della scacchiera ci si rese conto che la quantità di riso era tale che il Maraja avrebbe dovuto cedere il suo regno, dunque ordinò la decapitazione dell’inventore del gioco degli scacchi. Scherzi della curva esponenziale, ed è con questa curva che l’innovazione scientifica sta riducendo le funzioni dei lavoratori e non solo quelle fisiche, anche quelle intellettuali. Ovviamente non ci è dato di capire quando e a che livello la crescita esponenziale si fermerà, ma ovviamente va segnalato che l’algoritmo di produzione attualmente è cambiato e la regola “liberista capitalista” va necessariamente corretta. Prendiamo la Apple che ha un guadagno del 30%, grazie al fatto che paga le tasse dove dice lei e produce dove più le conviene. Ad esempio la Exxon ha un reddito del 9%.

Super profitti su attività labour killer, aumento della produttività dei robot e impoverimento generalizzato della società, che nel frattempo, per acquistare i beni prodotti da queste nuove multinazionali, è costretta a ricorrere in buona parte a prestiti senza garanzie, che portano a soventi default borsistici al default del sistema., rileggendo ed adeguando ai tempi moderni Marx, Stiglitz, Latouche e tanti altri autori.

Il capitolo "sviluppo senza lavoro" è ben strutturato e lo raccomando per chi voglia comprendere il tema. Anche la parte sulle soluzioni, denominata "che fare" è completa e piena di punti e sottopunti. De Masi indica soluzioni di studiosi stranieri, ma anche una serie di "passi" di sua concezione, con una serie di passaggi che "coltiva dagli anni'90 ad oggi.

De Masi punta ad un futuro fatto di ozio creativo, di un popolo che viva come nella Atene di Pericle. Il modello si oppone a quello liberista che vede l'appropriazione del capitale prodotto dalle macchine non redistribuito adeguatamente e reso come un arma contro i popoli grazie alle macchine e ai robot. A mio giudizio, il modello "atene"...

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