Litoranea Magalerno


Quando c’era “Lui”, i tombini erano ostruiti, i bus non erano mai in orario, ma almeno si parlava di urbanistica.

Che fine ha fatto la Città che discuteva animatamente del suo futuro? Siamo talmente indaffarati nei nuovi business della nuova Salerno, la città delle mille opportunità, che non abbiamo il tempo di discutere dell’urbanistica attuale e futura?

Gli argomenti che interessano i salernitani sono compresi in un lasso temporale di poche settimane, anche nel parlare di sport, la conversazione sulla Salernitana, ricorre soltanto nel caso si arrivi ai playoff, limitata a qualche settimana di aprile e maggio, mesi dove le squadre Lotitiane da sempre si esprimono al meglio. Intanto che il dibattito sul nuovo tessuto urbano cittadino langue, prende forma la nuova Salerno, quella pianificata a tavolino anni fa, proprio sotto il nostro naso, proprio alle spalle e nelle vicinanze dell’amato Stadio Arechi. Iniziano a completarsi i primi palazzi e la sera si notano i primi appartamenti occupati, proprio tra Salerno e Pontecagnano, in una “zona litoranea” che prima della costruzione dell’ospedale San Leonardo era considerata nel mezzo del nulla assoluto. Oggi la nemesi storica della zona dimenticata e malfamata appare evidente: palazzi nuovi, antincendio, antisismici, in classe energetica A, ampi spazi, e tutta la voglia di esplodere in un nuovo centro della città che faccia invidia a qualsiasi altra città del mondo, vista l’incredibile panoramica sul mare e sulle due costiere. “Magalerno” oggi si candida a pieno titolo ad essere la capitale morale della tentacolare megalopoli “Salerno Battipaglia”. Abbandonato il centro storico ai turisti e ai suoi liquami; aggiustati per quanto umanamente possibile i famosi “Quartieri”, forse più noti per i leggendari “Ragazzi dei Quartieri”, che oramai sono in età pensionabile; distrutte definitivamente le irrecuperabili frazioni alte, oramai la parte più giovane, dinamica e produttiva della nostra comunità vive e lavora nella antica palude un tempo dimenticata, che oggi rinominiamo “litoranea Magalerno”.

La triste storia di prostituzione su quella strada abbandonata è un ricordo, oramai è una pratica che appartiene agli equivoci centri massaggi di tutta la provincia, dovunque esista un “happy ending” alla clientela. Siamo usciti da un periodo dove si è continuato a martellare sull’urbanistica, fino addirittura allo sfinimento.

Oggi, paradossalmente, ne sento la mancanza. Credevo che ogni tanto facesse bene fare il punto della situazione, e non soltanto per cercare di capire a che punto è questa o quella causa su Piazza della Libertà. Non sarebbe l’ora di riascoltare la città, capire dove siamo arrivati e quanto di quel piano urbanistico da realizzare sia da cambiare. No, non è un “piano B”, ma è naturale che a quasi trent’anni di distanza, visto che il papi si è oramai ritirato nella pensione “palazzo Santa Lucia”, si voglia cercare di capire che cosa vogliamo fare da grandi…

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