Etienne Balibar - Crisi e Fine dell’Europa


È una raccolta di scritti di questo accademico francesce edita da bollati boringhieri. Il libro non è stato scritto per diventare un libro e per sua natura non ha l’organicità del lavoro di Varoufakis e di altri testi che abbiamo commentato. Oltre ad essere molto articolato nel pensiero poco pragmatico e scritto appunto a spezzoni, il libro riporta interventi dell’accademico dal 2010 fino al 2015. Cosa accade in Europa in questi anni è sotto gli occhi di tutti, ma lo sconsiglio a chi non conosce i principali fatti legati alla crisi dei mutui subprime e della crisi greca fino al referendum in Grecia.

Tuttavia, la lettura del libro rappresenta un ulteriore interessante contributo da parte di un filosofo e di un politologo. Molti sono gli spunti degni di nota e molte le idee che nascono da questo libro, che dimostra il fatto che le migliori idee, più penetranti nascono proprio in momenti di profonda crisi.

In un mondo che alla fine degli anni’70 si è deciso di liberalizzare e privatizzare e che oggi, da una decina di anni tutti chiedono di regolamentare, il mondo della finanza e delle borse valori, delle multinazionali e dei profitti a tutti i costi, Balibar tira fuori la prima grande verità, se vogliamo un po’ patrimonio anche di Margaret Thatcher: siccome la borsa valori, la finanza internazionale può attaccare i debiti di uno Stato, in modo da modificare fortemente le sue politiche economiche, al punto da doversi difendere creando difficoltà a vaste fasce della popolazione, attaccando anche paesi che hanno forti rapporti commerciali, il problema di perseguire il profitto in quel modo, diventa oggettivamente e dannatamente presente.

Un'altra riflessione, che a me pare particolarmente centrata, è l’attacco alla dicotomia centro-periferia che molti studiosi stanno attribuendo al continente europeo. Questo schema interpretativo non è, secondo Balibar, molto efficace, in quanto l’Europa, anche nel suo “centro” presenta infinite barriere e diversità, figuriamoci nelle sua “periferia”, che dovrebbe includere e assimilare Romania, Grecia, Irlanda e Portogallo.

Siamo in una fase dove dividere semplicemente in due il Continente, potrebbe essere dannoso per ogni tipologia di analisi. La multicentricità, la varietà di cultura e di pensiero deve essere presa in considerazione, sia che questo rappresenti un freno all’unione politica che ne diventi il cemento primordiale.

E qui si arriva ad un'altra interessante riflessione: l’unione politica non è imminente, ma non si può confondere l’Europa Politica, i suoi popoli e le sue tradizioni con l’EUROZONA, oggi le istituzioni europee e gli stati membri più "Eurozonisti" sono tutte tese a cementare quest’ultima e rinviano quanto possibile il problema di dotare di vero dibattito politico e vera linea politica, concentrandosi sul funzionamento della moneta attraverso la BCE e l’Eurogruppo dei ministri delle finanze di tutti i paesi.

Lascio al lettore , come ho fatto per il libro di Varoufakis, il dettaglio sulla la parte finale, breve e sintetica, con la proposta per l'europa, una tesi abbastanza aggiornata.e a mio avviso con molti punti condivisibili, proprio perchè, senza minare l'unione politica, attiva delle modalità che possano cercare di riequilibrare.

Certo che questa visione socialista attualizzata non può essere considerata omnicomprensiva di tutto l'attuale pensiero sull'Europa, anzi stiamo parlando di considerazioni anche molto poco condivise, ma possiamo parlare sicuramente di un contributo tanto onesto quanto organico che affronti molti dei principali problemi del continente, soprattutto in riguardo alla parte greco-francese.

Davide Gatto

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