Sandro Gozi, Lo Spacciatore del Nulla.

Generazione Erasmus al Potere Di Sandro Gozi

È sempre difficile recensire un saggio di un autore che di partenza mi è sempre sembrato statico e vuoto, che ha sempre rappresentato nei dibattiti televisivi che mi è capitato di guardare, uno yes man dall’entusiasmo stanco e dai capelli brillantinati, con un fisico che gli consente di interpretare il pensiero di qualsiasi partito politico. Un front man come Macron o Valls, buono per tutte le occasioni politiche, allattatosi di incontri e feste del PD e cresciuto nelle istituzioni. Tuttavia sono qui a valutare il suo valore cercando di giudicarlo al netto di quello che penso sulle ide politiche. Il titolo in verità mi ha stuzzicato, “generazione Erasmus al potere”, l’Erasmus è per la mia generazione un chiodo fisso, un elemento di quotidianità, ed è

diventato con gli anni un pezzo importante d’Europa. Oltre un milioni di nati dalle “coppie Erasmus” dal 1987 ad oggi, dunque 2 milioni di genitori Erasmus a cui vanno aggiunti altri 4 milioni di Nonni e chissà quanti altri amici e parenti. Con questi numeri ogni famiglia d’Europa ha immediata percezione di quello che è l’Erasmus, ed è una bandiera, se non dell’Europa, generazionale. Dunque a mio avviso intitolare il libro “Generazione Erasmus al potere” è una trovata interessante e chi l’ha avuto per certi versi ha colpito nel segno ed allargato a sufficienza quello che è la possibile audience del libro. Purtroppo il libro conferma questa impressione ed è davvero difficile per me stroncarlo, visto che la mia visione del mondo oramai è agli antipodi. Basterà dire, per dimostrare la mia onestà intellettuale, che questo libro si avvicina al libro di Letta, ma c’è decisamente un abisso tra questo libro e quello di Martin Schultz, Etienne Balibar, e naturalmente del librone di Varoufakis, per non parlare di Pinketty, ovviamente.

Per Gozi la generazione Erasmus è il suo gruppo politico: Scalfarotto, Madia, Serracchiani, Romano, Civati, Tinagli, e naturalmente il presidente bambino Matteo Renzi, sommo interprete della generazione Erasmus. Il libro, partendo dalla spiegazione e dalla interpretazione della situazione dell’Europa, finisce per essere un esercizio di “stima” e di spiegazione di quelle che sono le idee. E come se tutti i poveri cristi di Europa che hanno fatto il progetto Erasmus in ragione del fatto che lo hanno fatto, dovrebbero riporre la loro fiducia in questo gruppo dirigente, pur sapendo che esistono “Erasmus di lotta ed Erasmus di governo”. Lasciamo andare i titoli e immergiamoci nell’opera propagandistica del giovane Erasmus di governo che ci spiega la sua visione su svariati argomenti.

Sull’Europa il pianto è totale, si è sbagliato e spesso si continua a sbagliare, la moneta, la questione dell’austerity, i rapporti con una Germania egemone e con dei partner scalmanati. Tutto sommato però “ci sono dei problemi, ma la situazione è sotto controllo, basta non perdere la ragione e lasciare a noi il potere che abbiamo capito come operare in questo mondo complesso e variegato.”

Il complesso capitolo sull’immigrazione è una difesa dei migranti e dell’accoglienza che è un dovere ed un attacco a tutti quelli che hanno dei dubbi in merito. Passa il concetto che il controllo dei flussi va fatto come le espulsioni dei clandestini, ma solo se lo dicono loro, se lo dice la lega per prendere voti è sbagliato. Purtroppo la retorica politica ci regala queste perle, ed è anche lui ad ammetterlo, per la paarte avversa, dicendo che la regolarizzazione più grande degli immigrati e il trattato di Dublino è stato fatto dalla Lega Nord.

Un altro capitolo, messo dopo quello del fenomeno migratorio parla della demografia nel continente e del problema che la popolazione sta invecchiando. L’algoritmo demografico impone una riflessione, va da se che questo tema si collega al tema dell’immigrazione straniera in italia, purtroppo leggo troppo poco in riguardo alla qualità della migrazione in italia. Quando si tratta di fare entrare imprese straniere c’è un certo imbarazzo, eppure questo sarebbe il tipo di migrazione che porta reddito e fa bene alla società, una migrazione legata anche all’imprenditoria straniera.

Come tutti i libri che si rispettano Gozi continua la sua dissertazione per argomenti, parlando della minaccia del terrore islamista in Europa, gli attentati. Il nazismo islamista imperversa? va isolato con strategia di integrazione efficaci, e una strategia per la sicurezza che sia all’altezza della situazione. Ovviamente non risparmia stoccate ai nazismi europei e all’antislamismo che tenderà a fare si che ci sia una guerra globale tra tutti gli islamici e tutti gli europei. Condivisibile a mio avviso, ma nel dettaglio non vedo proposte interessanti se non una acritica barra a dritta. La sicurezza di Hollande è buona ed una iniziativa ragionevole quella degli antislamisti è cattiva. Guantanamo è cattiva, ma delle torture inflitte dalla CIA sotto la presidenza Obama di cui parla Chomsky nel suo libro, neanche una riga. Vabbè. In ultimo le politiche di welfare e integrazione stanno a posto, basta solo continuare su questa strada, presto vedremo i risultati.

A Pagina 124 inizia finalmente una attesa quanto breve dissertazione sullo sviluppo digitale, l’agenda, la quarta rivoluzione, a mio avviso un po tardiva, quasi mezzo libro impiegato a parlare di terrorismo problemi demografia e di come i populisti li affrontino con un diverso approccio culturale, dicendo cose diverse ma poi alla verifica dei fatti facendo le stesse cose. Digitale per Gozi è apertura, significa che è un treno che non dobbiamo perdere assolutamente, è l’economia del futuro. Gozi individua qualche problema: il mercato digitale in europa non è stato sufficientemente omogeneizzato, uno sforzo in merito andrebbe fatto. Una dissertazione che vale per tutti, e che io ritengo condivisibile, mi sarei atteso da un uomo di Sinistra che almeno accennasse alla bassa qualità del lavoro in alcuni casi di sharing economy e al fatto che questo tipo di economia che attrae tanti investimenti e tanti posti di lavoro, risulta una operazione di efficentamento delle transazioni economiche che sottrarrà al mercato del lavoro europeo altri 5 milioni di posti negli anni a venire. Ottimo l’occhio alle startup e agli startuppers, giusto per dare un segno di novità rispetto ai “matusa” che li hanno preceduti, ma nessuna analisi critica su quello che è il fenomeno dominante nell’economia odierna.

Chiuso questo capitolo, lo spacciatore del nulla, chiude il libro con un capitolo che racchiude il suo testamento intellettuale. E i piani per il futuro. L’Europa è in profonda crisi una crisi che nasce dal suo centro, la Germania. I socialisti europei sono in crisi, bisognerebbe costruire l’Europa con delle strategie transnazionali, che bisognerebbe costruire innanzitutto tra partiti socialisti, che oggi come oggi si odiano tra varie nazioni. Tutto va male, migrazioni terrorismo e crisi dell’euro, ma alla fine tutte le soluzioni socialdemocratiche sono valide. Il nulla si lancia in qualche proposta qui e la, ma non mi conquista neanche nel finale, quando appunto declama la bellezza del nuovo corso ed ammonisce tutti quanti a non farsi toccare dalle sirene tentatrici del cattivo populismo nazionalista, il che sarebbe una tragedia imperdonabile.

Ma dire che gli altri sono un pericolo per il futuro, non è comunque una politica populista?

Davide Gatto

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