Parma, Francia, Germania: cosa ci attende nel 2017.

Se il 2016 si è caratterizzato per essere l’anno dei referendum e della vittoria elettorale alle amministrative di tutte le forze antigovernative, e una su tutte, del Movimento 5 Stelle, saranno molti ed interessanti gli eventi elettoral-politici del 2017.

Quello che si profila essere un test affascinante è relativo al turno della amministrative, dove è compresa la candidatura del Sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, una delle componenti storiche del M5S, una delle prime vittorie di questo progetto politico, oggi liberatosi dai gravami del simbolo pentastellato (la storia è troppo lunga, se ne è andato lui dopo l’ultimo ultimatum, adducendo alla scarsa serietà del blog e dei suoi componenti denominati “staff”, consentitemi di glissare ogni commento, merita trattazione a parte). Tornerò sicuramente su questa competizione, invitando anche i parmigiani a esprimere le loro considerazioni, ma la competizione è chiaramente diventata una sfida Uomo vs Progetto.

Potrà vincere ancora Pizzarotti contro tutti? Quale sarà la scelta dei parmigiani? Gli saranno bastati 5 anni e si preferirà tornare a tradizionali ed avvolgenti coalizioni capaci di poter rappresentare una parte più grande della città, oppure si preferirà l’austero e collaudato gruppo al comando che ha reso possibile una rinascita della città con l’oramai famoso “effetto Parma?”. E il M5s presenterà una lista alternativa al "Pizza"? Vedremo, Parma diventa ancora una volta laboratorio.

Quando il m5s stava nascendo e i temi erano ancora tutti sul tavolo, quello che è accaduto in Emilia Romagna ha avuto una ripercussione importantissima sui temi del M5S e sulla loro gerarchia. Giovanni Favia e Federico Pizzarotti, che paradossalmente oggi sono fuori dal M5S, hanno influenzato più di ogni altro la piattaforma programmatica del M5S, lasciando ai ”posteri” i “loro” temi. Mi riferisco in particolare ai costi della casta e all’autoriduzione degli stipendi che fu una bandiera di Favia prima al Comune e dopo in Regione, e l’abbandono di ogni teoria economica in riguardo al non pagare il debito, che è stato il focus dell’attività di Federico Pizzarotti, primo amministratore grillino di un comune in default.

Infatti sebbene in Parlamento si parla di Equador e riclassificazione del Debito anche da parte di importanti esponenti del M5S, l’esperienza di governo ha visto una drastica riduzione della spesa grazie alle politiche non clientelari e all’ autoriduzione dei costi del governo delle città accompagnata al pagamento del debito. Una “Austerity Consapevole” che parte dai costi della politica e va a riflettersi sui costi delle politiche (vedi olimpiadi) che oggi è stata varata anche a Roma, dove i debiti fuori bilancio sono stati presi in considerazione, con buona pace di deputati barricaderos che continuano a tenere buono chi crede in una economia alternativa, di cui Grillo è stato per anni importante testimonial.

Ma al di là delle questioni interne al Nostro Paese, l’attesa della data delle nostre elezioni politiche, non possiamo dimenticare che quest’anno sono già calendarizzate le elezioni politiche dei nostri due principali Partner Europei, infatti dopo la vittoria dell OXI anti BCE in Grecia, del Leave nel Regno Unito e l’uscita dalla comunità europea, l’inaspettata vittoria di Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America, che interrompe un lungo periodo di gestione dello scacchiere internazionale da parte di Barack Obama, in questo anno importantissimo si potrebbero verificare altri “Cigni Neri” a rovesciare le carte del tavolo della politica comunitaria, che ricordo è strettamente influenzata dai governi di Francia e soprattutto Germania.

Angela Merkel, è probabilmente il politico più influente del Continente in questo momento, fu lei a piazzare quando il continente odorava di default il vice presidente della Banca centrale europea e un ex commissario come Papademos e Mario Monti Monti al posto dei leaders eletti dal popolo come Papandreou e Berlusconi in Grecia ed In Italia. Di responsabilità se ne è prese molte in questi anni, e questo per lei potrebbe essere l’anno che la vedrebbe consacrata come leader e guida del nostro continente, oppure detronizzata e destinata ad un MerkExit.

Intanto, dopo le politiche nella piccola ma influente Olanda in Marzo, il 23 aprile si terranno le presidenziali Francesi. Sono in corsa Sarkozy e tutti i big degli schieramenti di centro destra come Fillon e Macron e del centro sinistra (dati per svantaggiati, che vedrà tra poco la sfida alle primarie tra Hamon e Valls), ma c’è chi in Francia giura che se sarà brava a trasformare le elezioni presidenziali in un referendum “Frexit”, Marine le Pen del destrorsissimo Front Nationale, non dovrebbe aver problemi a vincere queste elezioni, nonostante il complicato sistema elettorale.

Angela Merkel è stata già rieletta leader della CDU e ha sciolto le riserve in riguardo alla sua candidatura il 20 novembre del 2016. I sondaggi ad un anno dal voto, vedono il partito della Merkel in vantaggio, al 33% con 9 punti di vantaggio rispetto alla SPD, fermo al 24%. La novità anti immigrati e anti europea in Germania è la AFD, Alternative fur Deutschland, che nel sondaggio totalizza un 13%, superando l’alto sbarramento del sistema elettorale tedesco e pronta ad entrare nel Bundestag con una forza che registra una crescita sorprendente. Ad ora non si può prevedere cosa accadrà alla formazione guidata da Frauke Petry, in un sistema elettorale che ricordiamo, è proporzionale e vede vincente la forza che prende più voti, che ha l’onere e il dovere di presiedere la coalizione di governo con le altre forze.

Dunque “fuori dal tunnel del 2017” al di la dei test alle amministrative, potrebbe uscirne sia una Germania rinforzata che una Eurozona da reinventare e non più da difendere. Non abbiamo altro da fare che attendere i risultati di queste elezioni e scoprire la data delle prossime, ugualmente importanti, elezioni politiche in Italia.

Davide Gatto

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