Steve Mc Curry al PAN


Oggi ho visitato il PAN di via Chiaia a Napoli, che presentava, anche in questa giornata di musei gratis, un la frequentatissima mostra del fotografo Steve Mc Curry. Al di la della bellezza delle foto e dell'emozione di vedere tanti lavori eseguiti con la vecchia pellicola Kodak, la mostra è fruibile e interessante anche per il grande pubblico.

L'audioguida (compresa nel biglietto di ingresso di11€, catalogo della mostra €25) riporta dei commenti ad alcuni scatti del fotografo stesso, che ne spiega i retroscena.

Mc Curry (rappresentato da Sudest57 in Italia) segue la vita e la cronaca del nostro Mondo dagli anni'70 in poi, parte con la descrizione dell'Afghanistan in guerra, con le sue caratteristiche fotografie, attraverso una narrazione fatta attraverso ritratti e paesaggi che catturano attenzione e fantasia dei visitatori: ritrae l'Asia, L'India, la Birmania, lo Yemen; ritrae tradizioni e conflitti, sofferenze e momenti di svago di guerriglieri, pescatori, profughi.

La digressione è piacevole e si chiude con un epilogo che tutti noi conosciamo, la descrizione fotografica di eventi più vicini nell'arco temporale, forse collegati in qualche modo agli eventi degli anni '80 e '70: la caduta del Muro di Berlino, L'11 Settembre, lo tsunami in Indonesia e in Giappone.

La mostra ci fa sentire meglio il lavoro dell'artista, più di un libro o di un DVD, e il fatto che vengano esibite foto già note e ultra diffusissime, insieme a scatti più intimi e meno conosciuti non disturba il visitatore che spesso e volentieri si ferma a guardare la riproduzione dell'Icona più nota.

La luce, i colori e la tecnica di questo impareggiabile reporter passano in secondo piano, in primo piano c'è il viaggio, la visione, di un mondo che non c'è più, uno scatto che ci mostra una infinita pazienza nell'aspettare il momento giusto, ma che ritrae l'anima di realtà che oggi hanno cambiato riferimenti iconografici: un'India oramai da cartolina, una Cina delle tradizioni, quelle che attraverso i suoi reportages hanno riconosciuto negli anni passati, quelli del boom economico. E' la guerra il vero protagonista, e non quella che si racconta nei libri di storia, ma quella che scorre nelle vene degli uomini che vivono una esperienza di guerra. E, alla fine, proprio nell'ultima sala, le foto delle Twin Towers in fiamme, prese dal tetto del suo studio di New York, proprio dal reporter delle guerre, la guerra a due passi dallo studio del reporter, che imbarazzato e confuso, ci racconta anche della guerra in casa sua. Due scatti, ma significativi, per chiudere una mostra che, a mio avviso, non si può proprio perdere.

Davide Gatto

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