Il Giardino della Buone Pratiche (6): la Sardegna


In questo approfondimento, la rubrica “il giardino delle buone pratiche” tratterà della Sardegna come territorio/laboratorio. Quanto accade di buono in Sardegna merita di essere messo sotto il riflettore, meglio in un post unico. Magari ci ritorneremo per entrare nel dettaglio dei vari progetti.

Oramai da anni la Sardegna è un "laboratorio permanente di idee per il futuro". Un isola lontana dalla terraferma e da fonti di approvvigionamento consente di potere sviluppare ragionamenti sull’autosufficienza alimentare, abitativa e energetica.

Dove prendere l’energia per la Sardegna? Farla arrivare via nave o utilizzare energie rinnovabili o biomasse, presenti comunque nella grande isola sul mediterraneo?

La società produttrice di latte sarda Arborea tenterà di auto produrre gas dagli escrementi del suo bestiame al fine di alimentare i mezzi per la distribuzione nell’ intera isola. Non si tratta di uno dei soliti impianti di biomasse oramai diffusissimi nel nostro paese, l’azienda ha cercato di sviluppare un progetto di raffinazione stoccaggio e sviluppo del gas prodotto a tal punto da meritarsi l’aggiudicazione del finanziamento europeo orizzonte 2020, in partnership con il Cnr, il consorzio italiano biogas, Legambiente e chimica verde.

La case history di Arborea sarà dunque al centro del progetto europeo Isaac per la crescita della “consapevolezza sociale del biogas e del biometano”, coordinato da AzzeroCO2, in partnership con il Cnr, Il Consorzio Italiano Biogas, Legambiente e ChimicaVerde e finanziato dal programma Europeo Horizon 2020.

Sempre in Sardegna, c’è una azienda che si ripromette di muovere il mercato dei materiali per l’edilizia, abbandonando il fossile, magari trasportato dal continente, ed utilizzando gli scarti della lana di pecora troppo corti per essere usati per la filatura. Edilana, azienda pluri premiata, oramai ha approntato una gamma di materiali provenienti dal recupero nel settore zootecnico che sono ampiamente diffusi. L’azienda dell’imprenditrice Daniela Ducato, classe ’60 che da anni ha fatto del suo business una missione ambientalista. Focus della sua impresa è proprio quello di scoprire nuove soluzioni per creare nuovi prodotti provenienti dalla produzione zootecnica ed ultimamente dal mare, cone è avvenuto mischiando la lana con una pianta marina come la Posidonia.

Da segnalare anche la più recente startup Brebey, con sede a Decimomannu, anch’essa ha sviluppato dalla lana dei cappotti termici e un componente per imbottitura per abbigliamento che chiamano “lanotto”. La famiglia da cui nasce questa startup, è una famiglia che a differenza dell’esperienza della Edilana, di provenienza dal settore dell’edilizia, proviene dal settore tessile, sempre in regione sardegna.

Nel giugno 2014 il programma attuato in Sardegna con l’aiuto della Banca europea degli investimenti, è stato selezionato tra i vincitori del Managenergy Award 2014, premio istituito nientemeno che dalla Commissione Europea. L’iniziativa oggi è stata scelta per la top-five dei migliori progetti di efficienza energetica ed è stata inserita nella “ManagEnergy 2014 Good Practice brochure” insieme a quelle realizzate a Kisielice in Polonia, Severn in Inghilterra, Stoccolma in Svezia e nella regione spagnola dell’Andalusia. L’attuazione largamente diffusa dei PAES nei comuni sardi nel periodo che va dal 2012 al 2014, ha fatto si che uffici e scuole sarde siano oggi in classe A in maniera più che proporzionale rispetto a molte altre regioni d’Europa, tutto questo grazie ad un intesa tra regione e banca europea di investimento che ha stanziato un fondo di 33 milioni di euro che ha coinvolto 377 comuni sardi, cagliari compresa, nei più svariati piani relativi alla riduzione di Co2, facendo in modo che la sardegna sia con molto anticipo isola a norma per gli obiettivi comunitari del 2020.

Anche nel campo degli approvvigionamenti della pubblica amministrazione, i cosiddetti acquisti pubblici ecologici o GPP (Green Public Procurement) i comuni dell’isola di Sardegna pare siano i più premiati. Molto alta e forte è l’attenzione alla tipologia di acquisti alla loro provenienza a chilometro zero e alla loro qualità. Insomma attenzione alla filiera produttiva nelle mense scolastiche, cibi biologici, come previsto ma a kilometro zero, intendendo per chilometro zero l’intera isola, visto che sembra assurdo a tutti quanti fare arrivare dalle navi prodotti per la scuola, e, se dovessero mancare sull’isola, si tenta di iniziare una produzione che possa soddisfare questo fabbisogno.

Insomma l’isola di Sardegna potrebbe essere un laboratorio a cielo aperto sul futuro delle zone periferiche del nostro mondo, che ristagneranno in un circolo vizioso negativo impossibile da gestire se non si ricorre a soluzioni come l'autoapprovvigionamento. In Sardegna poi l’inquinamento è un problema da affrontare e eliminare, non solo per il costo dell’energia e dei prodotti provenienti da fuori, ma anche per preservare le bellezze naturali, spesso bistrattate, che costituiscono il primo motore produttivo di quei territori.

Nel 2015 l’incidenza del settore turistico sul PIL è stata del 10,5%, un dato importantissimo se si pensa che sull’isola c’è un tasso di disoccupazione generale del 16,6% che tocca l’imbarazzante tasso di disoccupazione giovanile al 56%. Dunque la risorsa ambientale mantenuta come un grande tesoro nelle mani degli amministratori sardi, deve essere anche un “must” che non può prescindere da tempi e costi.

Davide Gatto

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