Con  #IseoLake la Land Art entra a fare parte dell'industria culturale.

Dopo tanti anni di studi nel settore, ho trovato qualche punto fermo, per non procedere a tentoni nella tassonomia e nelle classifiche, soprattutto in ambito culturale, riguardanti ciò che è definibile come arte e ciò che non lo è.

Dibattiti feroci, l’ultimo dei quali fu il botta e risposta tra Koons e Kostabi, che entrambe affermavano che l’altro era tutto fuorché originale produttore artistico.

Ovviamente esiste la critica dell’arte contemporanea che da anni si diverte ad etichettare come arte qualcuno e come non arte qualcos’altro. Un ultimo esempio, i pareri dei critici Philippe Daverio, Sgarbi e Bonito Oliva riguardante proprio “the Floating Piers” di Christo e Jeanne Claude.

Inutile dire che nel mondo dell’arte contemporanea c’è un complesso sistemi di istituzioni quali musei gallerie, fondazioni, collezionisti, enti pubblici che animano un certo numero di mercati, grandi e piccoli, locali ed internazionali, di varie tipologie di opere d'arte, appunto mercati decisamente localizzati territorialmente o coincidenti con una nazione oppure internazionali.

Molte sono state le discussioni sull’arte e su quello che arte non è, partendo da Marcel Duchamp con l’arte definita concettuale vs l’arte che si affida alla tecnica dell’artista, il manufatto realizzato "ad-arte", con idee e tecniche innovative sempre diverse e sempre al passo con la tecnologia del momento.

A questo punto del dibattito, siccome non finiva più e anche il mocio vileda poteva diventare un opera d'arte, al fine di mettere un po di ordine dare un valore di Arte omnicomprensivo si parlò di bene artistico come bene “semioforo”, portatore di significato, un qualsivoglia significato, soprattutto per l'acquirente o la comunità di collezionisti che popolano i vari mercati d'arte.

Fu così che i neon di Flavin, la merda di Manzoni, i Tagli di Fontana, se riconosciuti dalla comunità artistica come beni che attraverso una ricerca o un percorso, diventano portatori di un significato attribuito dall’artista dal critico, o da una istituzione di quelle succitate, sono considerati arte. Tutto il resto è noia, copia, riproduzione, e, al momento, nell’epoca della riproducibilità ad infinito del bene artistico, perde il valore semioforo, di significato.

Ma oramai questa distinzione diventa un distinzione, sebbene importante, di secondo piano. Quello che è davvero importante secondo me è cosa è cultura e cosa è industria culturale. A questo proposito ci viene in aiuto la matrice di Colbert che nel suo "marketing delle arti e della cultura", mette qualche punto fermo. Il modello presenta due dimensioni nei loro continuum, una delle due è l'orientamento al prodotto vs orientamento al mercato, la seconda dimensione è rappresentata dalle modalità produttive del prodotto artistico. Se ne si produce uno e uno solo oppure se se ne producono una moltitudine, come ad esempio nel caso dei dischi. Sebbene questa matrice sia comprensiva di moltissimi casi, l'autore afferma che la maggior parte dei soggetti presenti fa parte, tradizionalmente dei settori 1 e 3 del grafico, il settore 1 rappresenta le aziende artistiche, piccole compagni teatrali, piccoli eventi, atristi musei, mentre il settore 3 rappresenta la case discografiche, le case editrici , le multinazionali del cinema e della multimedialità. i settori 2 e 4 sono considerati casi limite. Nel caso di floating piers, l'opera occupa il 4 quadrante, rompendo perciò gli schemi preordinati da Colbert, infatti l'opera è una unica produzione orientata al mercato.

L’industria culturale, lo dice lo stesso nome, è un comparto produttivo vero e proprio, è la trasformazione della materia artistica da artigianale a industriale. La discografia rese la musica “pop” e così il teatro diventa cinema con i suoi diritti d’autore miliardari che danno lavoro a migliaia di persone grazie alla possibilità di intrattenere miliardi di persone per anni con una sola performance. Persino un museo, può essere semplice luogo di cultura (alta o bassa lo decideranno i critici), oppure, grazie a famosi oggetti d’arte presenti nelle collezioni del museo stesso, può diventare business, industria culturale, come il louvre che accoglie 9 milioni di visitatori ogni anno.

L'installazione di Christo, va detto, osserva, al di la del momento della creazione e dell'immaginazione dell'opera stessa, un processo di progettazione che le consente di sviluppare un marketing mix artistico da manuale. Abbiamo il costo, il prezzo, il numero di visitatori da accogliere, le leve di marketing, i siti e i social network che lo promuovono, dunque un ulteriore conferma che in questo caso, paradossalmente, siamo in pieno campo industriale.

La cultura intesa come industria, che si regge sui suoi piedi, che ha una sua autoreferenzialità e che al limite al di la di qualche caso sporadico, non ha grande interesse a ottenere il gradimento della critica, e neanche, tutto sommato, al di la di un minimo di vendite che consentono di arrivare al ritorno sull’investimento iniziale, ha interesse più che altro a produrre dei lavori, degli eventi e in generale della manifestazioni della sensibilità umana che passino alla storia.

I Beatles, Frank Zappa, attori come Marlon Brando, produttori incredibili come Walt Disney, scrittori, fino agli artisti pop come Warhol, Oldenburg, avevano l’imperativo di arrivare alla gente e furono per anni considerati non arte proprio da critici che oggi li idolatrano.

Ma arriviamo all’installazione di land art the floating piers. La pagina facebook ad oggi ha toccato i 41 mila like, ha 13200 like su instagram, dove si contano oltre 20 mila immagini con i tag #iseolake #thefloatingpiers.

UNA ANALISI SU GOOGLE TRENDS

Ho inserito nei google trends 4 termini che richiamano a grandi attrattori che c'entrano con il succitato sistema mondiale dell'Arte Contemporanea: Iseo Lake, Biennale di Venezia, SFMOMA (san francisco museum of modern art) e Art Basel. Ho ripetuto la ricerca negli ultimi 10 anni, negli ultimi 6 mesi e negli ultimi 3 mesi

Come si può notare dai primi tre grafici, iseolake (la linea blu) arriva a giugno 2016 ed esce fuori dal trend relativi a grandi o grandissime manifestazioni artistiche. Un salto che in 10 anni non aveva mai fatto, mentre gli altri eventi hanno una certa regolarità legata appunto al fatto che si celebrano anche loro in un determinato periodo. Quello che si vede dai trends rilevati è una distanza di questa installazione di land art dai principali eventi che conosciamo al mondo riguardanti le arti contemporanee, la fiera di Basilea, La Biennale di Venezia, e lo SFMOMA, recentemente ampliato e rimodernato.

Un "salto di categoria" sul piano mediatico che alimenta le visite in quel breve spazio di tempo. Proprio per renderci conto di questo salto, abbiamo inserito nei trend di google la parola “gomorrah”, la serie televisiva di grande successo che in giugno stava andando in onda in tv. Per floating piers siamo sugli stessi risultati di gomorra, dunque un altro tipo di utenza, quadruplicata rispetto ad art basel, e decuplicata rispetto ai normali flussi di richiesta del Lago di Iseo.

Dunque se la riproducibilità tecnica ha creato da arti come il teatro, la musica, la pittura, la narrativa e la poesia nuovi linguaggi quali il cinema, la fonografia, l’editoria d’arte, l’editoria narrativa, la possibilità del singolo utente di condividere all’infinito queste opere ha drasticamente corroso i margini di questo settore industriale che oggi si arrovella tra kindle, amazon, itunes, la Land Art emerge come soluzione di business, e diventa nuova industria culturale.

Eventi singoli, ben progettati, programmati e realizzati con una attenta regia, possono chiamare decine di migliaia di utenti in vena di condividere una loro foto nella installazione di land art abbinata ad uno dei nostri panorami. La land art, che esiste da decenni, con questo ulteriore evento evidenzia una ulteriore fase di maturazione e diventa industria culturale, opportunità per tutti gli operatori in vena di inventarsi qualche paesaggio da trasformare, per la land art stabile e non per le installazioni temporanee, potrebbero nascere dei veri e propri santuari. De Maria del Lightening Field è avvertito.

Davide Gatto

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