GURU vs GURU (2): Stella/Rizzo Vs Borgomeo

La rinascita, la morte, la ripresa, l’equivoco del Meridione d’Italia sono stati di frequente oggetto in lunghe e svariate analisi. Storiche, comparate, economiche, sociologiche, culturali. Oggi GURU vs GURU tratterà di due autori che affrontano il problema dello sviluppo del sud. Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo con il loro saggio “se muore il Sud”, contro Carlo Borgomeo ne “L’equivoco del Sud- sviluppo e Coesione Sociale”.

Entrambe i libri sono stati scritti nello stesso periodo e dunque trattano il problema nello stesso momento storico. A proposito di Storia è interessante notare che nessuno dei due saggi tratta l’argomento definendolo “la questione meridionale”. E’ comunque ovvio il fatto che entrambe i testi non sono esaustivi in riguardo a questa questione, ma a detta di entrambe gli autori, non era loro intenzione essere esaustivi, ma dare un loro valido contributo.

La scienza orientata alla divulgazione, l’esposizione di fatti, note e numeri di due giornalisti che hanno fatto la storia del giornalismo nel nostro paese oppure il contributo scientifico di uno dei principali attori di alcuni anni, recenti ed importantissimi, nel campo degli aiuti e dei finanziamenti al meridione? Sicuramente un bel match.

Probabilmente il libro di Rizzo/Stella è sicuramente più adatto a lettori che conoscono poco in riguardo all’argomento. Pur se il titolo “se muore il sud” fa nascere l’aspettativa nel lettore di conoscere le conseguenze su tutto il paese (e il continente), aspettativa che non viene soddisfatta poi nel libro, il testo nei suoi vari capitoli racconta una serie incessante di storie, dati, persone, tutte ambientate nello scenario del meridione d’Italia e in Sicilia. Il libro è lungo ma piacevole, ironico e leggibile, sia per intero, che leggendo capitoli riservati al tema o al luogo di cui si parla. Durante la lettura ho lasciato diversi segni sul libro, scritte a margine, pagine piegate, segnale che sono molte le informazioni o i fatti interessanti e da non perdere, e, anche il lettore più informato, probabilmente troverà qualche storia che gli è sfuggito. Ottima, chiara e puntuale la digressione su Gioia Tauro, la parentesi sui servizi, le imprese che non ricevono soldi dallo Stato, e che quindi a volte sono costrette a ricorrere alle mafie, che fanno “da Banca”.

La criminalità organizzata è più che citata, ma non è l’unico punto su cui battono gli autori. Le notizie, le storie svariate e diffuse su euro truffe, corsi di formazione, violenze, ruberie, girano intorno quasi tutte ad una classe dirigente approssimativa e furbetta, contro la quale puntano il dito Rizzo e Stella. In quello spazio all’interno della società che va dal sottosegretario al professionista, che diventano corrotto e professionista prenditore, tangentaro vicino ai partiti, tutti sono colpiti in maniera recidiva, dal virus del prendere la tangente, del fare l’opera che non serve a nulla, truccare il concorso, assumere il parente, vincere comprando i voti.

Sarà proprio questo che intende dire Carlo Borgomeo quando parla di Sviluppo Civile? Insomma i miliardi profusi per lo sviluppo economico del Sud non hanno avuto grande successo o lo hanno avuto in poche occasioni, proprio perché non esiste “l’ambiente necessario” a far crescere e sviluppare

l’investimento in produzione che dovrebbe essere soltanto il primo passo verso una riconversione produttiva. Ma secondo Borgomeo, come bisognerebbe muoversi? “E’ allarmante lo scarto di qualità tra centro nord e sud nell’istruzione, nella giustizia civile, nella sanità, negli asili, nell’assistenza sociale, nel trasporto locale, nella gestione dei rifiuti, nella distribuzione idrica” Presupposti secondo Borgomeo decisivi per una rinascita del meridione.

Tra le conclusioni, Scrive: ”Il nostro obiettivo, dei meridionali e di tutto il paese, deve essere quello di assicurare a venti milioni di meridionali pari diritti rispetto a tutti i cittadini italiani, puntando ad innescare modelli di sviluppo auto-propulsivo. E i diritti non si rivendicano in astratto; non si aspetta che lo Stato li riconosca: vanno conquistati con la responsabilità, l’impegno, e, in determinate fasi, con la lotta. Non più quindi l’obiettivo di superare il divario in termini di PIL; non più il paragone con il reddito di una delle aree più ricche d’Europa, come il nostro Nord; non più la misurazione ossessiva del distacco come base psicologica, culturale, politica, di un permanente complesso di inferiorità e di dipendenza; non più l’invocazione di interventi rapidi e risolutivi, improbabili ma pervicacemente attesi, nel deserto di una credibile prospettiva di sviluppo.”

Una visione chiara che, a mio modo di vedere, ci consegna “l’equivoco del SUD – Sviluppo e coesione sociale”, come vincitore di questa seconda puntata di GURUvsGURU.

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