GURU vs GURU (1): Roubini/Mihm vs Nassim Nicolas Taleb

La giornata-tipo dell’uomo 10 mila anni fa era molto diversa. Una vita decisamente imprevedibile e avventurosa; un giorno sempre passato a procacciare acqua e cibo, la sera nella grotta o al riparo da animali e da predatori ostili. Poco somiglia alla vita dell’uomo moderno, l’uomo delle caverne, una volta svegliatosi viveva la scommessa, tutti i giorni, di riuscire a ritirarsi nel suo rifugio la sera per riposarsi.

Ad un certo punto di questa Storia, ci fu una evoluzione. Nacque l’agricoltura, una attività diversa e sicuramente impegnativa, che necessita di fatica e programmazione, ma che ha trasformato la vita dell’uomo in qualcosa di differente.

Da allora la pianificazione, le previsioni, le aspettative, hanno fatto parte della vita dell’uomo, profondamente, intimamente lo hanno caratterizzato, fino a entrare così profondamente nella sua vita, da costituirne la cifra e una sorta di differenziazione nei confronti del mondo animale.

Nacquero le scienze naturali, sempre più raffinate e grazie a strumentazioni sempre più raffinate, la pianificazione iniziò a diventare una scienza. La rivoluzione industriale nella seconda metà del 1850 cambiò un'altra volta abitudini e stili di vita dell’uomo, e cambiarono aspettative di vita, reddituali e sociali.

La disponibilità considerata allora e fino alla metà del 20° secolo, pressoché infinita di combustibili fossili a basso consumo, regalò a molti degli abitanti della Terra una aspettativa di longevità, ma anche di reddito e sociale mai vista prima d’ora per un numero così largo di persone.

Nella seconda metà del ventesimo secolo fino ad oggi, nascono dei problemi mai vissuti prima d’ora, soprattutto nel mondo occidentale. In un periodo sostanzialmente di pace per una vasta area del mondo, soprattutto dagli anni’90 in poi continuano a susseguirsi crisi economiche che vanno ad attaccare il cuore, per così dire il credo, i capisaldi, i paradigmi delle attuali società capitalistiche.

L’avvento e la centralità delle borse valori nella governante di nazioni intere, e le crisi che le attanagliano periodicamente, sono paradigmatiche di qualche cosa che sta succedendo, la possibilità di pianificare ad esempio portafogli di investimenti con schemi statistici che richiamano a teorie economiche novecentesche sono spesso sovvertite da crisi di ogni tipo: bancarotte di multinazionali grandi come paesi, guerre lampo, crisi monetarie, disastri naturali come uragani tsunami o terremoti.

Nel mondo scientifico e, soprattutto in quello degli operatori economici, nasce la necessità di capirci qualcosa in questo mondo non più “statico”, ma soggetto a continui shock, in grado di fare saltare qualsiasi piano e di rendere vana qualsiasi strategia aziendale di medio periodo.

Su questo tema molti sono gli scrittori che si sono susseguiti, in particolare coloro i quali hanno maggiormente lasciato il segno in riguardo a questo sono Nassim Nicholas Taleb, autore del libro “il cigno nero” e Nouriel Roubini, che ha scritto, insieme a Stephen Mihm il testo “la crisi non è finita”. A questi due autori dedico il primo post della rubrica “GURUvsGURU”, che vedrà questi due idolatrati campioni del punto interrogativo confrontarsi a "libro aperto", fino all'ultima virgola.

Roubini è un consulente diventato famoso per avere previsto numerose volte i crack finanziari che si sono susseguiti in questi ultimi 10 anni. Nel suo libro spiega di avere elaborato una teoria ed in base a questa teoria riesce a prevedere con una buona approssimazione quando e quanto sarà la prossima grande crisi economica. Bisogna ammettere che fino dall’inizio del suo libro lo studio di tutti i fenomeni di crisi avvenuti nel passato è davvero meticolosamente scientifico. Per Roubini la crisi è parte integrante del sistema economico, è qualcosa che c’è sempre stata, anzi sono “la regola non l’eccezione”. In una paio di volte, citando le crisi del 1929 e della Lehman Brothers si è seguito un normalissimo ciclo economico, che parte da una situazione di crisi o di stagnazione economica alla quale segue una crescita che si consolida con un boom, e quando la fiducia degli speculatori e degli operatori economici va a gonfie vele, è lì che il boom diventa “bolla”, bolla che porta in se una sopravvalutazione del mercato e comportamenti a dire poco “approfittatori” di molti operatori di mercato. Dalla fase “bolla” è facile poi passare allo scoppio della bolla speculativa, il crollo, causato appunto da una troppo ottimistica valutazione dei mercati da parte degli operatori. Roubini studia tutte le crisi dal medioevo ad oggi, è il primo a dire che non tutte le crisi sono uguali tra loro, ma intravede un modello comune. Una cosa che segnala più volte nel sul libro è proprio l’eccesso di entusiasmo dell’operatore nella sua fase di “bolla”, che, nonostante sappia che prima o poi se non un crollo, una decrescita ci deve essere, continua ad avere fiducia e a pensare che “questa volta è diverso”.

Il libro riassume tutta la storia delle crisi mondiali, passando sempre per il modello presentato, tracciando rigorosamente un filo conduttore che, a mio giudizio, vorrebbe comunque e sempre, anche nelle situazioni di maggiore euforia, richiamare gli operatori alla prudenza, proprio perché negli anni le crisi hanno portato dopo di loro il nefando fardello della guerra. Oltre all’analisi storica il libro, davvero completo sull’argomento, ripercorre i pareri dei principali economisti in materia, da Keynes, fino ad arrivare ad un commento sulla globalizzazione e a ciò che potrebbe diventare il meccanismo “boom-bolla-crack” in un mondo globalizzato.

Il monito, senza rovinare il finale a chi legge, non si fa attendere: “Infine la globalizzazione potrebbe suscitare crisi molto più frequenti e virulente. La rapidità con cui i capitali finanziari vaganti entrano ed escono da specifici mercati e da singole economie ha esacerbato la volatilità dei prezzi delle attività e l’intensità delle crisi finanziarie…non si fa che accrescere la probabilità di crisi future che potrebbero assumere proporzioni globali”.

Insomma ci dice il nostro GURU che quello che nel 2008 è stato considerato un Cigno Nero, ben presto potrebbe diventare un Cigno Bianco.

Proprio a parlarci di Cigno Nero è questo altro GURU, Nassim Nicholas Taleb, altro esperto assoluto di come sapere prevedere l’imprevedibile in questo mondo che ci vede, in termini di insicurezza, proiettati verso l’età della pietra.

Taleb non scrive un libro di economia come quello di Roubini, si diverte a parlarne, ma davvero il suo libro spazia nell’interdisciplinarietà. Come l’altro libro, questo non è esattamente un testo divulgativo, va letto con calma ed attenzione, ma, è estremamente comprensibile, se non addirittura e per certi versi divertente.

Il cigno nero nasce nella filosofia del sedicesimo secolo, indicava un fatto o un evento improbabile o impossibile. E’ evidente che ci si basa sulla presunzione che “tutti i cigni sono bianchi”, ipotesi che ha avuto senso fino alla scoperta del cigno nero australiano Cygnus atratus da parte degli esploratori europei. Questo esempio dimostra come né il ragionamento deduttivo né quello induttivo sono infallibili, ma tutto dipende dalla verità delle sue premesse: una falsa premessa può portare a un risultato sbagliato e dei dati limitati producono una conclusione non sufficientemente corretta. Il limite del ragionamento secondo cui "tutti i cigni sono bianchi" è dato dalla nostra esperienza, che ci fa credere erroneamente che non esistano cigni neri.

L’autore è Libanese ed ha passato una parte della sua vita in un Libano non afflitto dalla guerra, ragion per cui gli risulta estremamente facile parlare di Cigni Neri, eventi cioè assolutamente imprevisti. Dunque quello che è imprevisto o scarsamente possibile per uno studioso occidentale, per lui rappresenta la normalità.

Già nel primo capitolo, che parla di Storia come nell’inizio del libro di Roubini, le prime grandi differenze. Taleb parla della storia come di una “scatola nera” di relazioni “causa-effetto” impossibili da comprendere e da registrare in una teoria, cosa che Roubini, utilizzando soltanto il metro dell’economista riesce a fare in maniera a dire il vero convincente, sviluppando un suo modello.

Quello che li accomuna è la sfiducia nell uomo, soprattutto nei decisori, nei governanti o amministratori, nel prestare attenzione a qualsivoglia segnale, di tipo numerico quantitativo oppure di tipo sensibile, in riguardo ad una imminente crisi o cigno nero, evento imprevisto.

Taleb teorizza due tipi di mondi, diciamo di “ambienti” sulla base dei quali si possono azzardare delle previsioni, il “Mediocristan” dove la distribuzione statistica gaussiana può avere senso perché gli eventi imprevisti sono più rari e “l’Estremistan”, ambiente invece dove all’interno delle previsioni vanno inserite altre tipologie di metodi, citandoli brevemente, la teoria del Caos, i Frattali, etc.

Taleb spazia anche in ambito puramente filosofico; sarebbe troppo lungo riportare tutta la digressione dell’autore, ma Il problema filosofico al momento dell'analisi degli eventi del passato, a volte ci sono degli eventi verificatisi troppo raramente e che dunque non vengono inseriti come probabilità statistica, non inserendoli ovviamente c’è una lacuna nei dati utilizzati nel percorso di previsione. Se questi eventi, per questi motivi trascurati, si dovessero verificare e verificandosi dovessero avere conseguenze sui risultati enormi, ci troviamo per forza di cose davanti ad un evento imprevisto, un Cigno Nero, grazie alla razionalità limitata che è implicita nella raccolta di dati. Dunque anche qui un ultima stoccata allo scientismo economico di Roubini.

Un metodo c’è per Roubini invece per Taleb non c’è metodo che ci salvi, soprattutto in ambienti “Estremistan”, Roubini suona la sua musica in 4/4 e cerca di essere rassicurante, parla di crisi e di frequenza aumentata nei presupposti economici che portano alla crisi. E’ rassicurante con il suo modello che disegna uno scenario del tutto catastrofico, dall’altra parte Taleb non garantisce, non ci da la certezza di potere controllare gli eventi, ma ci prepara psicologicamente a qualsiasi cigno nero, siamo noi che dobbiamo affrontare la crisi o qualsiasi tipologia di imprevisto con la consapevolezza che quanto accaduto è nella natura delle cose.

Siamo stati consegnati alla natura, eravamo cavernicoli, e ogni notte una belva affamata delle nostre carni poteva venirci a sbranare. Oggi non abbiamo nessuna certezza del domani, come allora, ma non possiamo dirlo perché siamo pieni di nozioni e abitudini su programmazione stili di vita, gestione del debito, accumulazione del patrimonio, amore e famiglia. In ognuno di questi aspetti possiamo trovare un cigno nero, come se fossimo davvero in quella caverna.

Per questo motivo, a meno che non siate appassionati di materia economica, tra i due GURU consiglio una appassionata lettura del libro di Taleb.

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