Fozza Cina

Un libro/inchiesta sull’universo cinese è davvero una buona lettura economica. Consiglio il libro scritto da Sabrina Carreras e Mariangela Piras, che è una interessante novità nell’orizzonte editoriale. A parte qualche importante passaggio del libro di Forchielli, “Fozza Cina” tratta con leggerezza ed intensità l’argomento, a tal punto da poterlo considerare un ottimo libro introduttivo per chi ha interesse l’argomento. Forse finalmente tutti coloro i quali vogliono investire in cina o iniziare a lavorarci, smetteranno di leggere "Siddharta". Va da se che dopo la lettura di questo libro appare chiaro che chiunque voglia essere "in business" con la Cina non basta un MBA o leggersi qualche paginata di alibaba.com, ma occorre un grado di preparazione e di apertura culturale che deve esser per forza di cose più ampio di chi fa business in europa o in uno stato europeo o addirittura anche negli USA. Non è una questione di arretratezza, oramai abbiamo uno storico di 30 anni con la Cina, è una questione legata alle profonde differenze culturali tra i nostri due popoli che si riflettono sul modo di lavorare e di fare business. Non ce ne sono molti, non ne ho letti tantissimi, ma oramai è chiarissimo che l'argomento business in china è un argomento decisamente da studiare a parte.

Il Libro, scritto dalle due giornaliste economiche, se vogliamo presenta dei tratti simili a “Gang Bank” di Gianluigi Paragone, quando parla di fusioni, acquisizioni e operazioni varie della pop bank of china, pirelli e vari giri di finanza, uniti a quei libri sull’ISIS che cercano di spiegare in pillole, tra l’altro utilissime, la cultura islamica per conoscere il terrorismo jihadista. In effetti per comprendere il fenomeno Cina non occorre soltanto dispiegare “facts and figures” (tra l’altro il libro è discorsivo e leggibile).

Il libro, con una grandissima astuzia narrativa, parte la sua dissertazione parlando di quanto è più amato e popolare nel Belpaese: il Calcio. Infatti le acquisizioni di Milan e inter da parte di gruppi brandizzati sol levante danno lo spunto per una intelligente conversazione sul tema Cina, che ovviamente, dopo poco, va subito oltre il tema relativo a Inter, Milan e alla Superleague Cinese.

Il libro fotografa i due paesi ritratti in primo piano con sullo sfondo l’odierno panorama mondiale. Fotografa il loro sviluppo attuale, la straordinaria crescita di quel grande paese che, nonostante la crescita rimane un paese da capire, da interpretare, e la straordinaria implosione del nostro paese, e le loro tante interazioni occorse negli ultimi trent’anni. Fozza Cina racconta tantissime storie di natura economica, e questo sicuramente appassiona il lettore. Mi ha conquistato quando ha parlato della storia del conservatorio musicale di Frosinone, che da qualche anno ospita studenti cinesi che creano indotto, una storia virtuosa che può fare anche il giro di tante scuole artistiche del nostro stivale. Poi le storie di finanza, sono tantissime, basti pensare che 400 miliardi del debito pubblico sono in mano ai cinesi, il 20% del debito pubblico italiano. E non è una cifra che deve spaventare perché ci sono stati che hanno una quota di debito pubblico “in mano alla Cina” molto più alta. Il business cinese e le loro politiche sono bene pianificate, diversamente da ciò che accade in Europa e soprattutto in italia.

La pianificazione si spiegherà negli anni futuri su due binari: Made in China 2025 e la famosa “Belt and road initiative”. Il libro parla diffusamente di questi due, come si direbbe in Europa, “programmi quadro”, il primo programma riguarderebbe la cina prevalentemente in riguardo al suo sviluppo tecnologico, internet di nuova generazione, internet of things, il mondo delle PMI tecnologiche e delle startup che possono essere di aiuto nell’aumentare il coefficiente tecnologico anche delle imprese di manifattura del grande Stato/Continente Asiatico.

Con questo programma la Cina in sostanza lancia la sfida verso il gigante che le fa sempre da primo punto di riferimento, gli Stati Uniti e la loro economia oramai quasi prevalentemente digitalizzata. Il secondo programma è prevalentemente infrastrutturale, riguarda autostrade, porti ferrovie che possano in buona sostanza collegare Pechino con il resto del mondo, mettere cioè Pechino al centro del Mondo sicuramente commerciale, ma l’idea di farne la capitale, il centro interconnesso dell’Eurasia è una velleità che i dirigenti cinesi non nascondono. Dunque finanziano, partecipano a grandi gare infrastrutturali per completare grandi tratte, da Lisbona a Pechino, da Belgrado a Budapest. Investono milioni in infrastrutture fuori dal loro paese per realizzare e gestire infrastrutture di collegamento con il loro paese.

Tutto quanto scritto è, come si può intravedere, allo stesso tempo un pericolo o una grande opportunità, il futuro di questi piani per noi italiani può tradursi in un disastro oppure in un grande successo industriale e commerciale.

Gli autori non svelano da che parte stanno (e non lo farei neanche io), ma fanno ben presente la peculiarità dei rapporti politico-commerciali con i cinesi, che se non gestiti opportunamente, rischiano di rivelarsi un pericoloso e fallimentare autogol.

Davide Gatto

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