Il Governo ha deciso: meglio il lavoro nero che i voucher.

Il Governo ha deciso: meglio il lavoro nero che i voucher.

In queste ore che il governo ritirerà definitivamente l’uso dei Voucher in Italia, verranno utilizzati fino ad esaurimento, cioè fino a fine anno. Il governo ammette di avere sbagliato anche questo provvedimento. Meglio il lavoro nero? Decisamente. In effetti con il lavoro nero il lavoratore instaura un patto non scritto con il suo datore di lavoro, che se viene tradito, consente al lavoratore di fare causa al datore di lavoro, che si troverebbe in una situazione decisamente drammatica., dovendo pagare sanzioni e contributi arretrati. Con il voucher il datore di lavoro si libera di ogni problema, il lavoratore viene sottopagato a lui non viene data alcuna tutela e lo stato ci guadagna qualcosa in più perché recupera una parte del sommerso.

Il problema è come gestire il fenomeno della flessibilità. Questo è secondo me il punto nodale del problema. Oggi non si può più parlare di posto fisso, il mondo è cambiato, ma tra posto fisso e lavoro alla giornata c’è un abisso. Iniziamo a capire cosa è il “lavoro alla giornata”.

Per lavoro alla giornata si intendono lavoretti saltuari, il cameriere, in campagna a effettuare la raccolta di frutta e verdura, che al massimo dura qualche settimana, ci sono hostess, ausiliari, bagnini presi solo nei weekend e a ferragosto, ci sono scaricatori di porto, addetti alle pulizie saltuari, quando la ditta di pulizie ha un lavoro più grande che il suo organico non riesce a esaurire, si prende qualche lavoratore alla giornata.

Ci sono anche lavoratori con una professionalità maggiore che sono impiegati alla giornata, inviati dai giornali, soprattutto di provincia, grafici che ogni tanto vengono chiamati per aiutare in un lavoro straordinario. Tassare questi lavori che sono già ridotti al minimo rappresenta un guadagno significativo soltanto per lo Stato, è l’esempio dei minijobs, contratto fino a 12 ore settimanali che viene utilizzato in Germania, per recuperare qualche altra cosa.

Questi lavori non sono il sintomo dei tempi moderni, non confondiamo la novità della flessibilità con i lavori alla giornata. Il giovane che lavora dal barbiere, lo scaricatore di porto sono sempre esistiti, il lavoro alla giornata esiste, anzi è il posto fisso che è una recente conquista, prima c’erano le corporazioni con i vari mestieri e tutti lavoravano alla giornata.

Dunque la “flessibilità del lavoro” è un elemento di novità. Vado a spiegarlo velocemente con due casi, le aziende durano sempre meno ed è normale oramai pensare che un lavoratore nella sua vita lavorativa cambi azienda datore di lavoro, se è fortunato 3-4 volte; stessa cosa nelle professioni, fino a qualche tempo fa il professionista, ottenuta l’abilitazione ad esercitare la professione, dedicava pochissimo tempo alla formazione, oggi, invece, capita sempre più spesso che il professionista si debba aggiornare e il suo lavoro cambi o addirittura sparisca, perché inglobato dalle macchine o dagli algoritmi della modernità.

Dunque la fenomenologia del lavoro in questo caso è davvero cambiata, e i contratti di lavoro, con le attuali norme che regolano il percorso per arrivare alla pensione, appaiono sempre più inadeguati. Iniziare a lavorare in una azienda e pensare di terminare il proprio percorso come si è terminati, è una illusione per gran parte del mondo lavorativo.

A mio giudizio lo strumento dei voucher si è inserito in questa ultima casistica, garantendo una flessibilità non richiesta perché inutile parlare di lavori alla giornata, in questo caso sono lavori in pianta stabile che devono essere regolati con ordinari rapporti di lavoro, ma va da se che i voucher hanno spesso e volentieri “mangiato” anche veri contratti, mentre andrebbero utilizzati soltanto per i lavori alla giornata, saltuari, ma si è fatta una grande confusione, assimilando tutto nelle parola “flessibilità”.

145 milioni di voucher acquistati nel 2017, il cui 50% nei campi dell’edilizia, industria trasporti, sta a significare che siamo ben fuori dal mondo dei “lavoretti”, stiamo precarizzando il lavoro, scoprendo una parte del lavoro nero e coprendo anche parte dei contratti esistenti, a beneficio dello Stato, e degli imprenditori che usando questo strumento si tutelano da eventuali cause di lavoro.

La mia conclusione, i minijob fino ad un certo ammontare di ore annue, non vanno tassati, e il lavoro nero si sconfigge aumentando le sanzioni e abbassando la fiscalità sul lavoro dipendente, creare scappatoie che favoriscono solo la raccolta da parte dello stato e non tutelano i lavoratori, ma solo gli imprenditori, sarebbe come andare ad una guerra, firmare una resa, e dire che si è vinta la guerra. Facciamo le cose seriamente, ne beneficeremo tutti quanti.

Davide Gatto

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