Status Quo. Immagini e suggestioni del libro di Perotti


Status Quo, perché in Italia è così difficile cambiare le cose, racconta l’esperienza “di governo” di un professore della Bocconi che guarda alla luce della sua esperienza le dinamiche di un governo che prova a fare una finanziaria, o a praticare dei tagli. Perotti inizia con un capitolo premessa su quelli che sono i conti dello stato, indispensabili da leggere per chi è alle prime armi e una dissertazione abbastanza banale sul debito pubblico, l’avanzo di bilancio il disavanzo, il rapporto debito/PIL, nozioni che nella forma così compressa non so quanto possano essere di aiuto. Siccome da questa posizione iniziale l’autore pone all’attenzione del lettore la questione della riduzione del debito e la possibilità di diminuire le tasse (in maniera considerevolmente sufficiente da fare aumentare lo sviluppo), risulta automatico nei successivi capitoli, che faccia una veloce e precisa somma di quelle che sono le criticità del bilancio e le possibilità di tagliare le voci più consistenti.

Nonostante l’autore non faccia politica e divide le criticità in elenchi puntati, da buon bocconiano, il libro è da leggere intanto perché non è molto frequente leggere libri sull’economia italiana, spesso ci troviamo a leggere ottimi libri di premi Nobel e guru dell’economia, come Pinketty, Koetler, ma in riguardo alla situazione italiana spendono su 500 pagine poche righe, leggere di quello che viviamo sulla nostra pelle è comunque un valore aggiunto.

Va de se che la maggiore parte dei tagli dipende dalla visione politica che si vuole dare al Paese, e questo è uno degli argomenti che muovono l’analisi dell’autore, tuttavia, la sua analisi si muove in due direzioni fondamentalmente. La prima, seguendo logica, la sua logica dotata di un discreto equilibrio, anche se non nasconde un’ottica aziendalista, è quella dei tagli alla spesa pubblica, dove operare e come è possibile operare. La seconda è l’analisi impietosa delle azioni del Governo che lui ha seguito, soprattutto quando l’indirizzo politico, il diktat di tagli alla spesa si andava a stemperare sotto la volontà di poteri e contropoteri che assolutamente non vanno all’unisono, in sostanza al momento del taglio, in sede di consiglio dei ministri, c’era sempre qualcuno che aveva interesse a fare si che quel taglio non avvenisse.

Perotti passa in rassegna le voci riguardante i costi dei dirigenti pubblici delle cariche pubbliche e degli organi previsti dalla costituzione, in poche parole i tanto sbandierati costi della casta, e nello stesso capitolo parla del recupero dell’evasione. Per Perotti, anche se quantitativamente insufficiente in termini meramente legati al bilancio, le due azioni sono improrogabili, azioni che possano generare quel “movimento a cascata” che possa mettere d’accordo tutti, visto che chi taglia la spesa pubblica lo fa prima nel suo portafoglio.

Nel capitolo successivo si guarda a tutto il bilancio e si guardano alcune voci che a detta dell’autore sono sovradimensionate oppure che richiedono una profonda riforma. Si tratta dei campi più disparati, dal contributo al Cinema all’editoria, all’ippica ed i suoi 38 ippodromi, all’ospedale Bambin Gesù, eccellenza pediatrica di proprietà del Vaticano, fino alla misura, costosissima decisa da Renzi del cosiddetto “bonus cultura” che consiste nel regalare 500 euro ai ragazzi italiani non si capisce bene perché.

Più avanti l’autore passa in disamina le riforme a cui ha preso parte il governo Renzi, analizzandone pregi e difetti, in primis Jobs Act e Buona Scuola, per arrivare agli incentivi all’impresa agli stipendi erogati allo Stato, in una discorsiva ma interessante rassegna di tutte le voci principali del Bilancio Italiano.

Lascio al lettore il capitolo 6, quello che parla di come fare per cambiare lo status quo. Certo il finale è condivisibile, il politico è sotto accusa e spesso assistiamo all’alternarsi dei politici, che cadono nella stessa “trappola del fare”, la voglia di fare qualcosa spendendo denaro pubblico per far vedere ai loro elettori quello che fa, il che porta al tema dei tagli per diminuire la spesa pubblica, operazione impossibile nella mente di un politico, che vuole spendere.

Davide Gatto

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