La fine de "La Città" segna la fine del periodo Deluchiano.

La chiusura dell'attuale redazione della Città non può essere catalogata come un normale scostamento editoriale, ma è un segnale che indica qualcosa di preciso, un cambiamento nella dinamica politico culturale ed economica del capoluogo, in parole povere segna la fine di un epoca per Salerno.

Mi spiace tanto che questo evento non abbia coinvolto tante componenti cittadine, che non abbia fatto nascere dibattiti e considerazioni, a mio avviso sarebbe stato opportuno aprire un dibattito, anzi un dialogo, perché certi eventi, certe novità, come è accaduto quando nacque "La città", hanno segnato la storia del Capoluogo.

La nascita della Città a salerno si accompagnò, 20 anni fa, all'avvento del Sindaco eletto dai cittadini (nella foto alla sua prima elezione), allora De Luca, e la sua fine di questa redazione per come ce la ricordiamo segna dal punto di vista storico la chiusura dell'epoca del Sindaco Sceriffo Vincenzo De Luca in città.

Prima di proseguire, mi pare doveroso mettere le mani avanti rispetto a quanti possano pensare che io credo che questa testata fosse una testata deluchiana, è pleonastico ma va detto a scanso di equivoci, "la città" non è mai stata l'house organ di palazzo di città, ma nonostante ciò, essendo vissuta praticamente negli anni dove ha dettato legge De luca, passerà alla storia per averne raccontato, per filo e per segno le gesta, e di come l'agire di queste amministrazioni comunali ha scandito la storia della nostra comunità.

Ma ricordo perfettamente, nei giorni quando nacque questo giornale, che molti salernitani non ritenevano il capoluogo meritevole di un giornale tutto suo, che sarebbe stato difficile trovare notizie e temi, che a Parma c'è la Gazzetta, ma Salerno è un altra cosa, assunto sconfessato dal giornale stesso, per tanti anni; anni che sono un pezzo rilevante di storia, dove tante sono state le chiacchiere e pochi i fatti raccontati giorno per giorno.

Salerno città del cinema, quando si celebrava la manifestazione "cartoons on the bay", la città giardino, Salerno come Cannes, Il piano regolatore promesso e non fatto da Bohigas, ma eseguito secondo le sue direttive, i primi progetti di realizzazione, i cantieri, il tribunale, la stazione marittima, la rivalità nel partito DS con Bassolino, le palle, le pippe, ma eravamo tutti contenti di vivere queste palle e pippe come una novità dell'amministrazione dei cittadini, che lavora per se stessa e per essere rieletta, ricercando consenso attraverso il fare.

Nel 2009 la presentazione del Crescent alla città,e subito dopo l'inizio dei lavori, la nascita del movimento del "no", novità che terrà per anni, contro questi progetti considerati delle solenni follie. Il bambino ha iniziato a gridare in quegli anni forte contro il re nudo. I vestiti dell'imperatore sono costosi e soprattutto, non esistono. L'indimenticabile campagna di manifesti del 2011 in tutta la città per soccorrere alla realizzazione del simbolo di Salerno disegnato da Vignelli, oggi quasi dimenticato, e nel frattempo i tanti affaire giudiziari dell'allora Sindaco De Luca e della sua illuminata giunta.

In questa fase la redazione si distrugge e nasce ogni giorno. Ogni giorno, a seconda dello scorrere delle delle notizie, decide di cesellare il suo giornale, che, una volta in edicola sembra di marmo, poi, fattasi mezzanotte, come sempre, diventa cenere per poi ridiventare marmo il giorno che viene. E ogni giorno giù polemiche perché i due lati del pensiero unico, i deluchiani e i diversamente deluchiani, in quei mesi hanno sempre aspirato a avere la ragione, almeno sulle colonne del loro giornale di casa.

Una volta eletto lo Sceriffo, una volta costruito il suo ufficio i suoi seguaci e la sua stella, occorre che nasca e venga riconosciuto dai lettori un mezzo di comunicazione che potesse raccontarne nel bene e nel male tutte le sue gesta, che potesse giudicare e criticare le sue opere, che potesse aprire un dibattito sulle sue azioni che poi, dopo anni, sono diventate solo battute. Un sindaco sceriffo, una città, unica, un pensiero solo, nelle sue due declinazioni deluchiano e diversamente deluchiano ed infine un giornale solo, con una testata perfetta: La città, che tra l'altro spesso, visto altre testate chiaramente schierate, diventa opinione che fa spesso da pivot al sistema dell'informazione cittadino.

E dunque il nostro Virgilio, una volta che Enea finisce il suo percorso dalle mura di Troia alla campagna Romana, diventa un inutile, vecchio narratore, sapendo di non poter raggiungere le stesse vette accompagnando le inaugurazioni sui vespasiani dell'architetto Napoli oppure riportando il lavoro di qualche volenteroso assessore o consigliere che tenta di aprire il dialogo con i cittadini.

Tutto inutile. In questo modo copie non se ne venderanno, mentre bastavano 10 parole prese alla rinfusa dello sceriffo sindaco per garantirsi una base di vendita da parte dei cittadini assetati di conoscerle; per continuare con la letteratura "pisciaiuola", Il marinaio Ismaele è rimasto sul Pequod, ma non c'è nessun capitano Achab e soprattutto nessuno pensa più a cercare Moby Dick. Oggi, del povero Ismaele, narratore e testimone di quei tragici eventi in mezzo al mare, non c'è bisogno perché a nessuno interessa narrare la calma piatta e il viaggio di una vecchia baleniera.

Sicuramente De Luca oggi non è estraneo alla Città di Salerno, ma pur avendo voce in capitolo sul versante amministrativo ed istituzionale, ne sta perdendo piano piano il polso, dovendo prestare attenzione alle voci di sofferenza dei territori campani. De Luca non è più solo Salerno e i cronisti devono faticare da mesi per strappargli una battuta sulle prestazioni della Salernitana oppure per conoscere le sue impressioni su uno dei cantieri cittadini da lui aperti con tanta enfasi e ancora non chiusi.

Mentre gli altri giornali cittadini sono sempre andati oltre, la città chiude il suo ciclo proprio quando a salerno si parla di Transizione, quando le invettive del Sindaco sono nazionali regionali e la testata perché più lontana, si trova rara mente a dialogare con il feudatario locale, perdendo uno dei suoi interlocutori più importanti.

Oggi il salernitanismo è morto, nessuno parla più in difesa dei salernitani, nessuno più azzarda slogan del tipo "salerno ai salernitani", nessuno sente legato il suo destino al miglioramento di questa comunità, che sia un bene o un male è cosa che non interessa i più, oggi il Partito Regione è più inclusivo di prima e i temi sono decisamente cambiati; parte una crociata, nasce un comitato, viene varata una delibera come sempre, ma tutto appare diverso, decisamente non sufficientemente interessante a rovinarsi la colazione.

Salerno e il suo destino non interessa più al Partito della Regione, appare chiaro che se non interessa a loro non interesserà neanche a coloro i quali sono all'opposizione del governo in città. Diventa allora quasi naturale azzerare la testata che si è presa cura di coccolare e raccontare la storia di una esperienza politica e sociale, spesso onirica e previsionale, ma comunque sempre considerata di incredibile interesse, ed oggi praticamente di interesse zero.

I cantieri? primo o poi li chiuderanno

I servizi? si fa quel che si può, siamo al sud e in Italia

Progetti o programmi per il futuro? Non pervenuti...

L'autarchia deluchiana, l'attaccamento alla sua storia e la visione, tutta particolare, del futuro di questa città, hanno fatto epoca, anche fuori Salerno (nella foto striscia e le iene), Salerno, venuta meno la figura del Sindaco Sceriffo, legaiolo e antipolitico, vedrà decrescere la sua importanza nello scacchiere politico nazionale, perdendo la necessità di essere raccontata e acquisendone sicuramente in tranquillità.

Ecco perché era proprio la tranquillità, cancellata dall'ansia da prestazione, che si era persa in città, guardarsi in faccia e dialogare sulle cose belle della Vita e sui problemi. Prima nulla era vietato, tutto era possibile, non c'era nessun masterplan, nessun progetto per il futuro, Salerno, costruita da cittadini scappati dalla campagna che hanno deciso negli anni '70 di non spiccare il volo e tentare la fortuna in ambienti tipo Milano, e vivere tranquillamente in un posto rassicurante e pacifico, bagnato dal mare e a due passi dalla grande Napoli e dall'immensa Roma Capitale, capitale del mondo.

Torneremo tutti a fare parte di quel lento provincialismo elitario e rassicurante che hanno conosciuto tempo addietro migliaia di Salernitani oppure questa è solo la fine di un episodio al quale farà seguito un altra fase legata alla costruzione di Metro, e chissà quali altri progetti di cementificazione, trasformazioni urbane e grandi opere?

Nessuno può saperlo, io, come tutti i Salernitani continuo a sognare la mia Città a mia misura, come per tanti anni ho sognato di veder scritto nelle pagine della Città proprio quello che mi sarebbe piaciuto leggere....

un lettore della "città".

Davide Gatto

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