Il Giardino delle Buone Pratiche (7): IL potere economico dell’energia rinnovabile prodotta in Coope

Questo articolo è l’estratto di uno studio più ampio compiuto da Sarah Debor Del Wuppertal Institute, questa settimana, per “il giardino delle buone pratiche”, ho preferito dare uno sguardo sul mondo dell’energia rinnovabile prodotta in special modo in un paese che pare essere all’avanguardia e che è prodotta da forme economiche strutturate in cooperative. Avevo già parlato in questo Post di una cooperativa sociale a Matera che regalava per ogni impianto, ore di assistenza. Vediamo ora quanto è diffuso il fenomeno cooperativo in termini economici al centro del nostro continente.

In effetti sono anni che si fa sentire sempre più il fabbisogno energetico di fonti rinnovabili in Germania, nel 2012 le energie prodotte con i metodi tradizionali erano all’87%, tuttavia la produzione di rinnovabili continua e aumenta sempre più. Resta da dire che la produzione di rinnovabili implica una trasformazione totale del modello produttivo energetico nazionale, le fonti fossili hanno un modello centralizzato, mentre quelle rinnovabili per loro natura hanno necessità di essere prodotte in modo decentralizzato, prodotte dove l’energia serve, ovviamente a volte i singoli non hanno la forza di fare grandi impianti di produzioni di rinnovabili, da qui la forma cooperativa prende il sopravvento.

La grande crescita delle forma cooperativa sta a significare che questo modo di fare organizzazione riesce davvero a captare i fabbisogni della società legati alla produzione di rinnovabili stesse. La forma cooperativa infatti a) ha un maggiore interesse nella produzione locale di energia b) aumenta la domanda grazie alla forte interconnessione tra produttori e consumatori sul posto c) riesce ad includere i fabbisogni sociali di coloro i quali sono fortemente motivati in riguardo all’ambiente, ai cambiamenti climatici etc.

Secondo i dati ufficiali del registro delle imprese tedesche, le cooperative che si interessano di rinnovabili in Germania sono 943, 822 delle quali si interessano prevalentemente di energia rinnovabile. Principalmente si tratta di cooperative che producono energia, tuttavia esistono anche cooperative che implementano il sistema di riscaldamento in piccole comunità, si occupano di commercializzare e vendere energia rinnovabile, si occupano di commercializzare e vendere tecnologie per la produzione di energia rinnovabile, installazione di Smart Grid, Servizi legati all’energia, acquisizione e marketing di biomasse, produzione e marketing di biofuel, mobilità sostenibile, lobbying e networking, stazioni di distribuzione di ecofuel, ricerca e sviluppo, portatore di interessi di provider energetico comunale.

In termini quantitativi poi queste cooperative producono energia come si vede dal grafico riportato nella figura 1. Dalla quale si evince che il 69% delle cooperative si interessa di fotovoltaico, se vogliamo, il settore si completa e raggiunge al momento il 99% con solare e biomasse.

I numeri di questo fenomeno si appalesano soprattutto quando si guardano i numeri relativi al numero di soci che mediamente fanno parte della cooperativa stessa, in quanto si capisce che la maggiore parte dei soci sono anche prevalentemente clienti della cooperativa stessa. Nella figura 2. Abbiamo il quadro della situazione. L’80% è formato da cooperative che va da 0 a 200 soci, con un movimento negli anni di analisi che si sposta dall’insieme 0/100 ai 100/200, insieme che va ad aumentare. Il capitale è, per la metà delle cooperative presenti, inferiore ai 500 mila euro, il resto delle cooperative analizzate ha un capitale sociale superiore, con un 20% tra i 500 mila euro e il milione e il restante 30% con capitale sopra il milione di euro. Si avverte negli anni un aumento del capitale sociale, questo vuole dire che le cooperative analizzate stanno investendo e moltiplicando gli investimenti in nuovi progetti. Un altro dato abbastanza rilevante è la quantità di capitale proprio, effettivamente di proprietà dei soci, le percentuali sono spesso oltre il 60%, segno effettivamente di uno scarso ricorso all’indebitamento, probabilmente anche perché la remunerazione dell’investimento è immediata.

Dopo avere visto la situazione del capitale, vediamo i profitti, e la redditività del capitale proprio. Va detto che l’80% delle cooperative censite al primo anno di attività presentano una perdita, dato abbastanza fisiologico, anche perché il profitto arriva al secondo anno di attività per il 73% delle imprese. Il dato dunque conferma il fatto che dopo 3 anni tutte le imprese hanno consolidato i loro profitti, anche in termine di ROI (redditività del capitale proprio). Ovviamente da questo punto di vista, finanziario, non c’è sorpresa, per le rinnovabili tutte le cooperative hanno ricevuto una tariffa feed in garantita per gli investimenti nella produzione di rinnovabili ex legis.

Le cooperative che si interessano di rinnovabili in Germania hanno unificato 76.000 attori e coinvolto un capitale di 693 milioni di euro. Tuttavia i 19 miliardi di investimenti nelle rinnovabili in Germania prodotti dal resto dell’industria tedesca, fanno sembrare il settore cooperativo ancora ininfluente, tuttavia le potenzialità di espansione sono ancora elevate. Occorrerà approfondire in questo senso l’analisi, il capire se questa forma potrà davvero influire sul sistema energetico o rappresenterà una forma interstiziale. La ricerca si chiude con quattro punti:

1. Le cooperative che producono energia rinnovabile sono cresciute in maniera esponenziale , dal 2006.

2. Le cooperative che producono energia rinnovabile sono organizzazioni piccole e medie(nella accezione tedesca del termine). .

3. Le cooperative che producono energia rinnovabile hanno una firte struttura organizzativa per diffondere la produzione di energia rinnovabile, regionale e decentralizzata.

4. Le cooperative che producono energia rinnovabile non hanno att9ivato ancora il loro potere socioeconomico pienamente per supportare una reale struttura energetica rinnovabile. Bisognerà analizzare in futuro quali sono i limiti di questa crescita.

Sarah Debor,

Wuppertal Institute for Climate, Environment and Energy

Döppersberg 19

42103 Wuppertal Germany

www.wupperinst.org

(traduzione e sunto a cura di Gatto Davide)

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