Perché il PD sta modificando il referendum costituzionale e vuole cambiare la legge elettorale?


Mi è parso di vedere in tv, e apprendere dai giornali, che il Governo sta cercando di modificare data e quesiti del Referendum Costituzionale e ho avuto anche l'impressione che il Governo voglia cambiare la legge elettorale, questo dopo l'esito del referendum.

Forse perché il Partito Democratico alle ultime amministrative ha preso pochi voti? E Come mai nessuno lo dice? A questo punto, visto che sono un curiosone, ho fatto 2 conti su un foglio Excel, ed ho messo a confronto, per quanto possibile, i voti presi dal PD con i voti presi dal M5S, suo probabile primo oppositore, nei comuni dove il MoVimento 5 Stelle si è presentato.

Le elezioni amministrative del 2016 erano previste in 1342 comuni, con 13.316.379 di cittadini aventi diritto. Hanno effettivamente votato 7.981.837 italiani. I voti al simbolo del Movimento 5 stelle sono stati 956.552. Possiamo tirare una prima, approssimativa, percentuale nazionale, l’11,9% degli italiani che è andato a votare ha scelto il simbolo del MoVimento 5 Stelle. (Figura A)

Il Movimento 5 Stelle ha presentato il simbolo in 251 comuni su 1342, ovviamente sono i comuni principali. In questi comuni 1.116.799 cittadini hanno votato il sindaco del M5S su 5.558.648 voti validi dati ai sindaci. In pratica un bel 20,09%. Questo stesso dato alle amministrative del 2011 era, per il movimento 5 stelle, poco sopra il 4%, rilevato nei soli 75 comuni dove il M5S aveva presentato il simbolo alle amministrative.

Ancora più nel dettaglio, possiamo dire che il M5S alle amministrative presenta un valore cangiante, al primo turno (al ballottaggio le percentuali sono imbarazzanti) ha preso il 20,09% generale, il 9,43% nei soli comuni dove non ha eletto neanche un consigliere (89 per la precisione) , il 33, 57% nei comuni dove è andato al ballottaggio (e ha vinto).

Dal 2011 al 2016

Valutiamo il percorso del m5s paragonandolo a quello compiuto nel 2011, agli albori del Movimento 5 Stelle, il che ci dà un idea del lavoro fatto in questo quinquennio.

In questo grafico in arancione le liste del 2016 e in azzurro le liste del 2011. Le liste del 2016 sono più del triplo di quelle del 2011, in riguardo ai capoluoghi di regione si copre il 72% dei capoluoghi di provincia al voto mentre nel 2011 eravamo al 55% dei capoluoghi che andavano al voto. Stesso risultato di 5 anni fa per i capoluoghi di Regione, il 100%.

Anche guardando ai consiglieri eletti i consiglieri eletti del M5S. Il dato generale è confortante: il 55% delle liste ha ottenuto un consigliere, il 9% ha vinto le elezioni, ottenendo il governo della città dove ci si è presentati, il 36% non ha eletto il consigliere. Siamo andati più in profondità nell’analisi dividendo tra comuni capoluogo e altri comuni. La probabilità di mettere un consigliere in consiglio comunale sale al 78%, di eleggere un sindaco a 5 stelle al 17%, resta soltanto un 5% di comuni capoluoghi dove non c’è il consigliere comunale. Nel 2011 i consiglieri eletti si contavano sul palmo di una mano, soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud.

Il Raffronto tra PD voti di lista e M5S.

Nel terzo grafico c’è la distanza tra PD e M5S prendendo in considerazione tutti gli universi analizzati, nel caso dei 251 comuni dove c'è il M5S, nei comuni dove ci sono tutti e due i simboli (circa 120) e nei soli capoluoghi di regione.

In questa tabella è evidente che il PD (le colonne in blu) soccombono sempre, sia negli "scontri diretti" 18 a 21% che nei capoluoghi di regione, dove il voto si presenta più polarizzato sulle due liste (maggiore voto di opinione), ma la differenza di 5 punti tra le due liste resta.

un sorpasso così evidente a livello nazionale non è stato evidenziato, resta il fatto che chi si impegna nell'analisi dei dati lo sa, per questo, probabilmente nel PD si parla già di piano B...

Gatto Davide

Fonte: Elaborazione dati ministero dell'interno

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